Esser lontani da casa, ma sentirsi come a casa, Kodaikanal …

Mi sveglio, con l’impulso di cambiare, non che questo meraviglioso posto non abbia più niente da darmi, ma sento il vento che mi chiama, così mi carico la mia casa sulle spalle. Sono le 7.00 del mattino, non saluto nessuno e parto in solitaria.
Arrivo ad Hampi città per fermarmi a far colazione al mio solito ristorantino di famiglia, li saluto e li ringrazio.
Salgo sul primo bus in direzione Bangalore per avvicinarmi alla mia meta, Kodaikanal.

Bello come in India sia facile spostarsi, basta fermarsi in una stazione degli autobus e chiedere indicazioni ai passanti, che normalmente ne sanno una più del diavolo. Certo mai fermarsi alla prima indicazione che ti viene data, anche perché gli Indiani piuttosto di dirti che non sanno una cosa ti danno un informazione a caso, ma seguendo la mia regola di chiedere almeno a tre persone, tra cui chi si trova già sul bus, sbagliarsi è impossibile …
Sul bus, chiedo informazioni ad un ragazzo Indiano della mia età, non smettiamo più di parlare per tutto il viaggio. Trovando il canale di comunicazione giusto. Lui ha creato un’applicazione che funge da e-commerce, per distribuire dove mancano i prodotti di prima necessità nei paesi lontani dalla città. Ci fermiamo alla stazione di servizio, ed il mio nuovo amico carinissimo mi offre il pranzo, mangiamo velocissimi e risaliamo sul bus in corsa, qui non si aspetta nessuno, chi c’è c’è, chi non c’è aspetta il prossimo bus …
Con la pancia piena mi scatta un sonno incredibile, fino ad addormentarmi sulla spalla del friend, che si fa i selfie con me addormentato …


Arriviamo a Bangalore, mi accompagna fino alla stazione giusta per prendere un nuovo bus per Mysore. Vista l’ora mi consiglia di dormire in una Guest House carissima in stazione, 500 rupie per un cesso di stanza sporchissima, ma dopo breve arriva un mega temporale e capisco di aver fatto la cosa migliore. Mangio un pacchetto di simil patatine indiane per cena e mi metto a dormire, domani alle 7.00 si riparte.

Mi sveglio contento di abbandonare questo postaccio e di rimettermi in viaggio. Salgo sul nuovo bus in direzione Mysore. Il viaggio è veramente duro ma finalmente eccomi a Mysore, dove comprendo perché tutti sono così disponibili, un vecchio mi accompagna in una Guest House e riceve come ricompensa una parte del costo della camera per l’informazione. Comprendo subito di trovarmi nel posto adatto parlando con il proprietario della Guest House che mi dà molte utili informazioni come la notizia che sulla maggior parte dei quotidiani in India, viene spiegata giornalmente una posizione di yoga, “asana”, con la spiegazione dei benefici che il corpo riceve facendo quella determinata posizione, come spiega nei libri il buon vecchio Iyengar.

Questo per me è il vero significato di fare yoga, per auto curarsi e migliorare la propria consapevolezza tra corpo e mente.
Un amico del proprietario mi chiede se voglio fare un giro della città facendogli il pieno della moto 100 rupie, mi sembra un’affare visto che devo cercare qualcuno che mi aggiusti la ghiera del mio obbiettivo. Mi porta in un negozio di fotografia, che spedisce in giornata il mio obbiettivo a Bangalore e per l’indomani rientrerà come nuovo ad un prezzo persino alto, 400 rupie, per quanto avevo pagato quell’obbiettivo, 50 €, ma sento di averne bisogno …
Facciamo il giro della città, vado a visitare il “Palazzo Jaganmohan”un Museo d’Arte molto interessante, dove al suo interno fra tanti, c’è un quadro molto famoso in India, “Glow of Hope” o anche detto “Woman With the Lamp” dipinto di SL Haldankar.


Con una “scusa”, dicendo che ero uno studente, mi sono fatto scontare il prezzo dell’entrata al Museo ma al Castello del Re, non riesco a fare lo stesso e mi tocca sborsare 200 rupie, tariffa per turisti contro le 20 rupie per i locali. Penso che siano i soldi più ben spesi, vista la magnificenza di questo Castello, purtroppo non si potevano fare fotografie e quindi non ho modo di poterlo far vedere ma consiglio a tutti quelli che passeranno per Mysore di farci un giro vale veramente la pena.

All’interno del castello del Re sono presenti diciannove templi per ogni dio Induista, questo qui sotto è uno dei tanti.

Girovagando per la città mi faccio fermare ad un bazaar di pezzi di ricambio per ogni genere di mezzo di locomozione, ne rimango affascinato …

Altra cosa molto particolare è trovare ovunque in centro città, persone con la macchina da scrivere, vecchio modello, che svolgono lavori burocratici per le persone che non conoscono l’inglese. Questi vecchi lavori che da noi non si usano più mi affascinano molto come la miriade di calzolai sparsi in ogni dove nelle strade Indiane …


Torno alla Guest House e con il friend ci dividiamo il pranzo e una bottiglietta di rum da mischiare con acqua e mille chiacchiere, momento di condivisione niente male.
Sono veramente felice perché vedo che finalmente l’Inglese sta migliorando sempre di più giorno per giorno, è proprio vero viaggiare è la scuola della vita …
La sera facendo un giro per la città, osservo tutto quello che mi circonda per comprendere meglio la mentalità degli Indiani.
Qui trovo i due negozi adatti per le mie esigenze, in uno compro una matassa di filo per comporre il mio cristallo in Macramè e nel secondo prendo due led e due pile per creare la mia idea geniale …


Faccio cena per strada e mi abbuffo di cose tipiche buonissime, non bisogna mai aver paura di testare il cibo locale, basta andare dov’è pieno di gente locale. A parer mio, sconsiglio di andare locali turistici, che normalmente hanno prezzi molto alti e molto probabilmente la qualità del cibo è scarsa, perché hanno investito tutto sull’immagine accattivante del locale, sulla pubblicità e sopratutto non sanno cucinare quello che non è della loro cultura e quindi se ci si vuole immergere in una cultura e farla propria, meglio evitarli, questa non è la bibbia e io non sono Dio, semplicemente dico come la penso …

Mi innamoro perdutamente, della Royal Enfield, vorrei non so quando comprarmene una e girare per un periodo in moto, cosa che fanno molti backpackers come me ….


La mattina seguente aspetto tutta la mattina prima di avere notizie sull’obbiettivo, che alla fine mi ritorna indietro come prima, per fortuna, era un prezzo troppo caro, vorrà dire che era destino che rimanesse così, ultimamente credo molto nel destino e che tutto abbia un senso, forse quando sarà l’ora lo riuscirò ad aggiustare senza il minimo sforzo …
Carico tutto e mi rimetto in marcia verso Kodaikanal, il bus percorre posti incantevoli sulle montagne e passa per un paesino di montagna, Ooty, che ricorda molto casa mia con l’unica differenza che tutte le case sono di colori differenti.

Non so perché ma il posto non mi alletta granché così proseguo nel mio viaggio, appena salgo sul primo autobus ecco il segno che mi fa rendere conto di essere sulla strada giusta, si mette a diluviare ed io per fortuna sono al riparo …
Il tragitto è eterno ma sul bus due pallidi ragazzi mi raccontano di essere dell’Est India e vista la mia curiosità chiedo informazioni per capire se è un posto tranquillo oppure pericoloso come dicono. Scopro essere tutte dicerie e che è un posto che vale assolutamente la pena di vedere, ecco perché non voglio alcun piano per viaggiare, in questo momento tutte le mie idee si sono rivoluzionate, andrò a visitare quella parte d’India …
Arrivo abbastanza esausto in una cittadina, che però non mi dice nulla se non per i pulman locali che sono delle vere e proprie discoteche mobili con luci e addobbi incredibili e musica a palla.

Ne prendo uno per raggiungere una stazione degli autobus, è sentendo questa atmosfera non posso che mettermi a ballare sul bus con le facce sbigottite dei presenti che si mettono a ridere e a ballare con me …
Prendo l’ulteriore bus della giornata che mi lascia al 1.00 di notte in una stazione di periferia, devo ammettere il pensiero di passarci la notte un po’ mi spaventa. Visto che dovrò aspettare le 4.00 della mattina e dormire per terra in mezzo ad ogni schifo di rifiuto.

Ma quando, faccio finalmente cena e trovo il mio angolino pulito vicino ad una colonna dove poter appoggiare gli zaini, a sua volta appoggiare la mia schiena, non prima di aver acceso un incenso per scacciare le zanzare ed aver rifiutato una proposta sessuale da un vecchio schifosissimo e sdentato, ecco finalmente la paura che viene sostituita dalla tranquillità delle mie 2 ore di beato sonno.
Mi sveglio grazie ad un signore indiano, che mi avvisa di registrarmi ad un’addetto per avere il posto riservato sul bus che caso vuole non sarà riservato perché un padre di famiglia per far stare tutta la famiglia comoda e vicina mi farà spostare di posto, la cosa mi fa alterare parecchio, ma essendo stanco mi metto in un’altro posto e mi addormento quasi subito. Dormivo così bene che sembra fatto apposta, il bus si ferma e tutti scendono, facendo un fracasso esagerato, a fare colazione. Decido di scendere e fare colazione tutto addormentato, la temperatura è molto fresca e ciò mi fa molto piacere visto il caldo sofferto nell’ultimo periodo, prendo un Chai con un biscotto, quando pago con 20 rupie aspettando il resto il barista mi dice che va bene così. Ma avendo guardato gli altri indiani quanto avevano pagato gli rispondo prendendo un’altro biscotto, “My skin is white, but i’m not stupid …”, questa frase fa scassare dal ridere tutti gli altri Indiani che sapevano che mi stava cercando di fottere. Dopo qualche curva e qualche sonnellino in posizioni incredibili eccoci arrivare a Kodaikanal che è l’alba, ammetto l’alba più bella mai vista in India.

Visito il paesino in cerca di una Guest House, essendo un posto molto turistico tutti cercano di aiutarmi, o meglio di guadagnare su di me solo perché mi accompagnano in un posto, con molti fingo di non parlare inglese in modo da esser lasciato stare, ma da un’anziano signore non c’è modo di salvarsi mi costringe a seguirlo e mi porta in una prima Guest House ad un prezzo esorbitante senza esser niente di che, fino a portarmi ad una seguente che era la fine del mondo con un parco carinissimo tutto intorno, ma purtroppo è già piena, cercando un compromesso gli dico di abbassare il prezzo e di dormire nell’atrio con un’unica clausola, volevo un posto dove poter mettere le mie cose al sicuro chiudendole a chiave. Purtroppo o per fortuna non mi capisce e va su tutte le furie dicendo di andarmene urlando svegliando una coppia di francesi che dormiva in una delle stanze, che uscendo cercano di capire e spiegare a loro volta i mio punto vi vista al nevrastenico signore. Niente non capisce e mi urla di andarmene, prima di alzare definitivamente i tacchi gli dico una cosa che sentivo uscirmi da dentro, “You are induist, go to the temple”…
Mi rimetto in marcia e visito con tutti i bagagli Kodaikanal, il lago e qualcosa di incantevole ma tutte le Guest House nei dintorni, hanno un prezzo improponibile.

Molto particolare osservare i souvenir tipici Indiani, normalissimo trovare la Torre Eiffel, le Piramidi e la Statua della Libertà …

Continuo la mia ricerca fino a decidere di spostarmi definitivamente a Vatakanal ma anche qui i prezzi dei mezzi per raggiungerla sono altissimi e non ci sono bus, per 6 km decido di andarci a piedi. Sono esausto e stravolto ma al primo negozio trovo delle scatole con un mix di cioccolato di tutti i tipi, la divoro ed aspetto che il nutrimento faccia effetto, per riprendere la mia lunga marcia. Arrivo ad una chiesa cristiana mi fermo a visitarla osservando la stessa particolare abitudine del templi induisti, non si può entrare con le scarpe, come forma di rispetto, tradizione particolare e assolutamente non applicabile in Italia.

Proseguo ed ecco arrivare un segno in mio soccorso, un signore Indiano che ha una Guest House, mi chiede se voglio un passaggio in moto, la vita è incredibile basta voler veramente qualcosa ed aver la fermezza di aspettare, che tutto arriva senza muovere un dito, incredibile.
Passo il controllo di polizia, che dovrebbe controllare i traffici illeciti di droghe o altro in Vatakanal, scendiamo dalla moto e ci mettiamo a salire un sentiero su per una riva che ci porta alla Guest House.
Stupenda casetta molto basilare, fatta su un terreno di famiglia, in un contesto magnifico con vista mozzafiato sulla pianura sottostante.

La casa a tre camere una doppia dove mi stabilirò io per qualche giorno, una quadrupla vuota e un’altra quadrupla con cucina in cui stanno due fratelli ed il padre, simpaticissimi e sopratutto Spagnoli, è ora di rispolverare il mio Spagnolo …

Sono appena rientrati da una camminata con un sacco di dislivello, da li capisco subito, viste le scarpe di uno dei due figli, che anche loro sono estimatori dei trail running. Incominciamo a parlare e condividere esperienze che si mette a piovere, la temperatura è fresca quasi piacevole visto il caldo patito in altre zone dell’India. Ci andiamo a mangiare qualcosa all’unico bar di Vatakanal e compriamo, nell’unico negozio di alimentari, l’occorrente per preparare una cenetta con i fiocchi.

Essendo Italiano mi sento quasi in obbligo di preparare io la cena, essendo a base di pasta, con sugo di ceci, piselli, polpa di pomodoro e panna di cocco.

La difficoltà più grande sta nel preparare il tutto senza le pentole adeguate. Ma l’esperienze passate fanno si di trovare il modo per far tutto, come l’ultima cena fatta a Muxia quest’anno al Cammino del North di Santiago, dove capendo l’importanza di “Compartir con todo”, condividere con tutti, passando 2 settimane in una compagnia di 20 pellegrini di tutte le parti del mondo, ho preparato una cena per 15 pellegrini con due pentole e una padella da tegamino, rendendo, anche se con molte difficoltà, parecchio felici tutti e con la pancia piena cosa fondamentale …

La pasta preparata per gli spagnoli, è un successone e con l’accompagnamento di un insalata a reso tutti belli sazi. Siamo rimasti tutta la sera fuori dalla Guest House a guardare il temporale ed i fulmini sulla città a fondo valle condividendo e parlando in Spagnolo.

Il giorno dopo mi sveglio alle 5.30 per guardare fuori casa l’alba …

La giornata è scandita dai ritmi lenti e tranquilli della montagna, facendomi sentire la voglia di stare con altre persone e comunicare. Passo vicino ad un’altra Guest House e sento l’impulso di parlare con un pallido europeo ma quando scopro essere Francese e che non parla Inglese ne Spagnolo, le uniche lingue che fanno quasi parte di me, e finisco per comunicare con un’altra coppia di Francesi in spagnolo e con loro scopro che la frontiera North Est dell’India è aperta da un’anno verso in Myanmar. Questa notizia non solo mi fa drasticamente cambiare l’itinerario del viaggio in meglio rendendolo il più fluido e il più possibile percorribile senza l’ausilio di aerei, ma mi mette dentro una tale felicità che quando è il momento di salutare la coppia mi viene istintivo abbracciarli per ringraziarli con il cuore per la magnifica dritta ricevuta.
Nel frattempo arrivano alla Guest House una forsennata decina di ragazzi Indiani che vengono a festeggiare per una notte l’inizio dell’estate, osservandoli mi rendo conto di quanto nelle nuove generazioni sia quasi sparita l’essenza della cultura Indiana soppiantata da quella Occidentale del consumismo e del benessere. Questi ragazzi per un week end di festa infatti non si sono fatti mancare nulla, pulmino/discoteca privato per raggiungere Vatakanal, tutta la Guest House, a parte la mia camera, tutta per loro pagando 2.000 rupie più gli extra vari per cena e legna per accendere il fuoco ed alcool. Questo è il grande stile insegnato dall’Occidente …

Il giorno seguente mi sveglio presto per vedere l’alba, con un freddo niente male, preparo la mia casa e mi metto in marcia nel primo pomeriggio, dopo aver conosciuto una banda di Israeliani molto simpatici, sembra quasi di vedere una copia di noi Italiani, solo con una lingua differente che volendo potrebbe essere preso come un dialetto Italiano tipo il Bergamasco …

Prendo un sentiero tutto in discesa, dove un sacco di turisti Indiani, essendo Domenica, percorre per raggiungere una roccia molto particolare in mezzo alle montagne a strapiombo nel vuoto.


Proseguo questo sentiero insieme ad un gruppo di Indiani che arrivano con me ad Old Kodaikanal, un villaggio sperduto nelle montagne con questo sentiero come unica via di accesso. Inizia a piovere e qualcosa mi dice di fermarmi qui per la notte, sia per il rischio pioggia, che per la stanchezza dei mille metri di dislivello in discesa appena percorsi con il peso di tutta la mia casa sulle spalle.

Chiedo a una simpatica signora se fosse possibile passare la notte in casa sua, lei con uno scarso inglese mi dice di accomodarmi che tra breve è pronto il chai e che se voglio posso dormire e mangiare con 500 rupie, il prezzo è alto ma l’esperienza so che mi ricompenserà …
Bevuto il chai mi metto a visitare il paesino scoprendo una montagna di bambini di cui divento un’attrazione avendone visti pochissimi e anche per il mio solito vizietto di fare i palloncini modellabili a tutti i bimbi che trovo sul mio cammino. Ormai è diventata un’abitudine crearli, come regalo ai bambini che vengono a chiedermi l’elemosina, odiando profondamente il soldo, credo che questo sia il modo più corretto per renderli felici, non sapendo dare un valore ai soldi ma eseguendo solo gli ordini dei genitori.
Arrivano a vagonate non pensavo che in un villaggio così piccolo potessero esserci così tanti bambini, arrivato ad un certo punto finisco le scorte, gli uomini del villaggio stanno giocando ad un gioco tipico molto simile al bigliardo ma con delle pedine da mandare in buca a colpi di dita, il Carrom, mi invitano a giocare essendo la prima volta faccio perdere miseramente il mio compagno di squadra …

Per la cena, ceniamo tutti insieme in famiglia, dentro casa, con marito moglie e bambino dolcissimo di 2 anni con cui gioco tutta la sera. La cena è il solito piatto di riso con Masala, non so se è dovuto dall’atmosfera ma posso dire che è il più buono mai assaggiato fin ad ora …


Per la notte mettiamo delle coperte sul pavimento, dell’unica stanza diversa dalla cucina presente in questa casa, per dormire tutti e quattro insieme, che bella sensazione, Buona notte India …

La mattina mi sveglio tardi e la signora mi dice di sbrigarmi a fare colazione e mettermi in marcia che alle 9.40 passa il bus nell’unica strada che dista ancora mille metri di dislivello e non so quanti km. Mangio colazione, è la stessa della cena e mi metto in marcia. Il fresco accumulato è diventato un ricordo, abbassandomi di dislivello, il caldo diventa insopportabile anche accentuato dal peso degli zaini … Raggiungo in ritardo di 10 minuti la strada non trovando nessuno per kilometri se non piantagioni di cocco e di mango. Mi fermo all’ombra di una pianta ed aspetto non so cosa ma è meglio fermarsi visto il caldo, ecco dopo breve arrivare quello che non sapevo di aspettare, un passaggio da un furgoncino, che dopo dieci minuti di mimo, visto che l’indiano non conosceva l’Inglese, capisce e mi porta fino a dove può per poi prendere un tuk-tuk per la città più vicina.
E’ iniziato un periodo di festa, l’Holy Festival, tutta la cittadina è agghindata di addobbi e di musica che viene riprodotta dalle infinite casse sparse per le strade …
Raggiungo la stazione degli autobus chiedo e mi viene indicata la trafila di bus e di cambi da fare per raggiungere Munnar la mia prossima meta montana…

Che “Casualità”, trovarsi ad Hampi …

Il viaggio risulta essere un’odissea, 9 ore di bus locali con cambi continui e senza pause.
Il Guido di turno, il conducente del Bus, oltre che avere una guida da pazzo, non smette mai di suonare il clacson per qualsiasi auto o moto che si trovi di fronte, non facendomi riposare ed al quanto irritare, ma anche questo è parte dell’India.

Raggiungo Hampi stremato di sera, chiedo in giro per una Guest House in zona ad un prezzo conveniente, con 250 rupie trovo una piccola stanzetta dove potermi finalmente lavare e riposare.

Hampi si trova fra le rovine dell’antica città di Vijayanagara qui è situato il Tempio Virupaksha.


Il tempio è qualcosa di incredibile, rimango affascinato da cotanta bellezza, ci sono scimmie ogni dove. Trovo persino un elefante, che cavalcato dal padrone, viene mandato verso il fiume Tungabhadr, li benedice spruzzando l’acqua con la proboscide, i credenti immersi nel fiume.

Voglio trovare un mezzo per spostarmi, ma qualcosa mi dice di rimanere nel paesino prendere il mio tempo per conoscere la gente locale,  così faccio qualche foto, credo che se non si pretende di ottenere tutto subito, la vita te lo può far trovare in modi inaspettati, anche detti “casuali”.

Qualcosa mi dice di passeggiare vicino al tempio infatti, incontro dei ragazzi sull’altura che sovrasta il Tempio Virupaksha, ci mettiamo a parlare sono due giovani Indiani ed un Giapponese, di nome Hajime.

Inizio a fare domande ai due giovani Indiani, per comprendere meglio come sia essere Induisti e le loro tradizioni. Mi raccontano, essendo tutti gli Indiani molto credenti, che le loro tradizioni, a mio parere, sono ancora molto forti. Il fatto di rimanere casti fino al matrimonio che normalmente avviene intorno ai 25 / 26 anni d’età. Se rimangono casti gli uomini Indiani scelgono la moglie da sposare e finalmente con lei possono togliersi tutte le voglie represse degli anni di castità. Incredibile quanto ci sia rispetto reciproco, verso la moglie, compagna di vita, e verso la famiglia, il grande rispetto verso il proprio padre definendolo un Baba, sinonimo di Maestro o ancor meglio Guru di vita.

Passo il tramonto in cima alla montagna con Hajime, è un incredibile emozione di colori, cosa c’è di più bello di un tramonto in un posto del genere ? La vista è mozzafiato, cerchiamo sempre di stupirci di qualcosa di tecnologico e nuovo, quando la natura nella sua semplicità e quotidianità rimane l’unica cosa che a me fa sempre impressionare ed emozionare.


Dopo il tramonto, io e Hajime, ci dirigiamo in centro al paese, per stuzzicare qualcosa di locale. Prendo, in uno dei tanti street food ambulanti per strada, dei peperoncini verdi impanati che sono la fine del mondo.
Hajime mi chiede se sono piccanti io essendo abituato, a mangiare piccante, gli dico che assolutamente non sono piccanti. Mangiandolo il povero friend Giapponese mi diventa viola, dicendomi che sono piccantissimi.
Questo episodio divertente fa scaturire in me una riflessione, che estratta dal contesto, può esser applicata in molti esempi.
La mia risposta al quesito postomi, da Hajime, è stata errata perché è stata troppo personale, quello è il mio punto di vista, amando il piccante e mangiandolo spesso la mia risposta non poteva che essere, non è piccante.
Ma se invece avessi risposto tenendo in considerazione il suo punto di vista, avrei dovuto rispondere con una seconda domanda del tipo, ma tu sei abituato al piccante ?
Così avrei avuto l’informazioni più giuste, per poter dare un parere il più possibile corretto.

Ho sempre avuto l’impulso di voler comprendere il punto di vista altrui, per riuscire a capire, per esempio per un litigio chi aveva veramente ragione, se il sotto scritto o l’altra persona.
Riflettere se nel mio atteggiamento ci sono state delle parole che possono aver ferito o esser mal interpretate dal mio interlocutore e con questo gesto semi automatico, comprendere se sono stato in grado il più possibile di rispettare il prossimo facendomi autocritica, che trovo essere l’unico modo per riuscire a migliorarsi nella vita e non rimanere nelle proprie statiche e monotone certezze, ma mettendosi sempre in discussione in primis.

Per cena decidiamo di trovarci in un ristorantino, dove essendo ormai il mio preferito per la simpatia del proprietario e della sua famiglia, diventano ognuno parte della mia famiglia e non sapendo i nomi, troppo difficile per me da ricordare, non perché nomi indiani ma perché i nomi delle persone, non rimangono nella mia testolina che si ricorda solo quello che ritiene importante, ed il nome non ne fa parte. Preferisco ricordarmi le emozioni vissute con la persona.

Mentre aspetto Hajime vedo un ragazzo solo, cerca in giro per il paese un posto dove mangiare ad un prezzo economico. Io che non mi faccio molti problemi a parlare con il prossimo, tranquillamente gli spiego il mio metodo per testare se un locale è veramente economico.
Aprire il menù notare il prezzo del Black Thè, che normalmente è la cosa meno costosa, come in Italia il caffè, se il prezzo stà tra le 15 e le 20 rupie si è trovato finalmente il posto più economico.

Ci facciamo un giro per i locali ma alla fine sapendo che quello del mio Babbo era un locale economico lo invito a mangiare con me e Hajime.
Si chiama March ed è Finlandese, un personaggio interessante, e con Hajime il Giapponese ed io l’Italiano facciamo una bella cena internazionale.

Fuori dal locale passa un ragazzo con una borsa gigante, che io riconosco essere la custodia di un Hang Drum, mi precipito fuori per capire dove stia andando a suonare, scopro esserci un’altra parte di Hampi superando il fiume a piedi, si arriva in Hampi Island, molto più economica, dove lui terra una serata alla Guest House, Goa Corner, decidiamo di andarci tutti insieme.

Sembra incedibile che non abbiano mai fatto un ponte per collegare le due parti, visto che bisogna, per superare il fiume saltellare sulle pietre, ed essendo di notte al buio, direi abbastanza pericoloso, ma allo stesso tempo sono queste le vere emozioni che l’India ti regala …
Arriviamo al Goa Corner ma purtroppo il concerto è appena finito … ci consoliamo con una carissima birra, la Kingfischer.

Comparando il costo, rispetto al prezzo dell’acqua, viene superato di 10 volte, questo si che vuol dire preservare la popolazione dal bere alcol, non avendo la possibilità di spendere così tanti soldi, e allo stesso tempo dare un servizio ai turisti che sono abituati a berla e non hanno problemi a pagare una birra 3 €.
Per tornare indietro passiamo in un sentiero in mezzo alle risaie che ci fa gelare per la temperatura molto differente vista l’umidità dell’acqua, March mi fa capire l’importanza delle esperienze e delle abitudini, dicendo che per lui, essendo Fillandese, fino ai 2° gradi si sta bene.

Ci salutiamo ed ognuno se ne va nella propria Guest House, l’appuntamento è per l’indomani, per fare colazione insieme al Ristorante del mio Babbo e decidere sul da fare.

Al mattino mi sveglio con una voglia matta di cambiare aria, prendo le mucille, gli zaini, che adesso non sono altro che la mia casa. All’appuntamento svelo ai ragazzi che per prendere i motorini a poco bisogna passare a Hampi Island e già che ci sono faccio che spostarmi dall’altra parte del river per trovare una sistemazione migliore ed ad un prezzo inferiore.

Mentre loro cercano i motorini, io parto alla ricerca di una Guest House economica. Chiedo a chiunque ma i prezzi sono alti per i miei gusti, ma ad un certo punto ecco lui un vecchio signore molto in carne mezzo ubriaco che mi dice di avere sistemazioni da 200 rupie, ottimo.
Prendiamo una stradina nelle risaie e per assurdo o per “caso”, li ritrovo il mio amico Austriaco Tim.
Metto tutta la mia roba in camera li vicino trovo anche un bike a rent con il prezzo più basso, 200 rupie al giorno per uno scooter e non le solite baracche che assomigliano parecchio al mio primo motorino, il Califfone, un chiodo di motorino che odiavo per la scarsa potenza.

Trovo anche Hajime e March che nel frattempo sono anche loro moto muniti. Mi carico Tim e partiamo all’avventura in cerca di templi e monumenti da vedere.

In uno dei tanti templi, ci fermiamo in cima su delle pietre a fare foto in posizioni yoga con un background a dir poco stupendo.

Arriviamo su un’altura per visitare un tempio, la temperatura é altissima, ma proseguendo sotto il sole cocente, scalzi, perché essendo un luogo sacro non si possono portare le scarpe, prendiamo un sentiero di montagna alla ricerca di un piccolo tempio di Shiva dentro una grotta.

Le luci al suo interno sono qualcosa di incredibilmente magico, Tim essendo affascinato dall’induismo si mette a recitare delle preghiere, io proseguendo nella grotta, trovo una pianta enorme cresciuta tra i massi, incredibile la natura non si lascia fermare da nulla …


Per il tramonto ci spostiamo in un tempio abitato dalle scimmie, Anuman Temple, per raggiungerlo in cima alla montagna bisogna fare 575 scalini. Avendo sempre adorato la salita me li sparo tutti senza tregua. Arrivando sudato marcio, ma rinvigorito dallo sforzo. In un periodo della mia vita correvo i trail, gare di corsa in montagna, periodo ricco di successi sportivi.
Correvo queste pazze gare, solo per sfogare la mia anima bloccata dal lavoro che all’epoca odiavo, ma essendo stata un’esperienza molto negativa mi ha dato modo di capire quello che volevo fare della mia vita, cambiando sempre in meglio la mia situazione lavorativa.

Questo fa si che adesso essendo felice e senza problemi a mettermi di nuovo a correre su e giù per i monti ha preso tutto un’altro senso.

Il paesaggio è mozzafiato manco in sogno avrei creduto di poter vedere qualcosa di così bello, tutto intorno sono circondato da scimmie, il tramonto è qualcosa di incredibile.


Uno spettatore del tramonto mi fa un regalo unico, mettendo una delle mie canzoni preferite, Spirit Bird di Xavier Rudd, tutto l’insieme mi fa emozionare fino a farmi piangere, è l’unico modo che ho per sfogare la gioia che sento dentro di me in questo momento.

Tornando verso casa decido di tenermi lo scooter per un’altra giornata, mi doccio ed insieme agli altri ragazzi andiamo a mangiare. Mi scrive Lolla, si trova in zona e cerca dove dormire, la vado a prendere, sono felice di rivederla ma allo stesso modo so a cosa porterà la sua presenza dentro di me, che essendo abituato a stare solo purtroppo cambio in maniera automatica il mio modo di essere…

Torniamo alla Guest House, il proprietario totalmente ubriaco, venire a rompere le scatole, sbiascicando un inglese incomprensibile, io non capendo quello che dice, lo evito, si vede che tutto ciò lo fa incazzare. Mi dice che di domani devo fare i bagagli ed andarmene, lo evito, pensando che domani gli passerà la sbornia …

L’indomani con Lolla prendiamo lo scooter ed andiamo alla ricerca di monumenti e templi da visitare. Ci guardiamo il tramonto in un posto a caso in cima ad un masso.

Devo dire che è stupendo stare con lei, parliamo sempre un sacco e ci capiamo avendo la stessa linea mentale, ma so anche che, sia la mia, che la sua sopportazione e pazienza hanno un limite, è basta una parola sbagliata per farci saltare i nervi, infatti appena tornati ad Hampi Island ci mandiamo a stendere ed ognuno per la propria strada…

La sera inizia con una sorpresa, l’altro inquilino della casa è Italiano, tutti i giorni alle 6.00 si sveglia per andare insieme ad altri scalatori ad arrampicare sui miliardi di Boulder presenti qui ad Hampi, ed io che pensavo di non scalare in viaggio, “casualmente” mi ritrovo in un paradiso per climbers.


Per la prima sera il proprietario della baracca non è ubriaco, finalmente riesco a comunicarci.

Scopro essere una brava persona e riconoscendo entrambi i propri errori, io di non sapere granché l’Inglese e lui che da ubriaco diventa incomprensibile.
Diventiamo amici con tanto di abbracci, da adesso essendo più vecchio di me lo chiamerò Baba, se possibile voglio cercare di aiutarlo perché possa in qualche modo lasciar perdere l’alcol che è solo uno sfogo ad un problema non risolto.
Scopro parlando con la gente del posto, di quanto lui sia una buona persona e che il suo problema con l’alcol sia tutta colpa del Governo che avendolo espropriato delle proprietà, l’ha lasciato senza niente manco la licenza per gestire la Guest House, che in questo momento è illegale, ma che visti gli altri loschi traffici che ha dovuto intraprendere per vivere, spacciando Marjuana, diventa un problema minore.

Il giorno seguente mi trovo con l’altro Italiano, Matteo di origini Bolognesi, che viaggia da 10 anni in giro per il mondo, prima con la propria ragazza, che tra breve diventerà sua moglie, poi in solitaria, perché per lui, viaggiare è diventata una droga e no riesce più a smettere. Questa purtroppo é una delle conseguenze che ti da viaggiare, una volta che provi la libertá non puoi piú farne a meno …

Con lui nasce da subito un buon rapporto di scambio di informazioni e di dritte per viaggiare. Scopro l’affinità con Lolla, sono entrambi dello stesso segno, Sagittario.
Come mio solito ho le mie teorie sui segni, le coltivo da anni, credo ed esperimento tutte queste mie teorie ovunque. Comparando il carattere delle persone che non conosco con le persone dello stesso segno che conosco da tempo. In questo modo non voglio categorizzare le persone, ne tanto meno cercare di creare dei preconcetti su chi non conosco, ma semplicemente comprendere com’è meglio comportarsi con le persone che mi si pongono davanti. Gli esempi sono tanti, ma io preferisco sempre usarne uno, per me molto importante, sapendo che le persone dello Scorpione sono molto insicure o almeno lo sono state nella propria vita, il mio comportamento molto scherzoso non calcherà troppo la mano con le persone di questo segno. Atteggiamento sempre riflesso per riuscire a rispettare e a migliorare il rapporto con il prossimo.

Mi sveglio alle 6.00, è ancora buio sono pronto e carico per andare a scalare … Ci troviamo con tutta l’altra ciurma di scalatori alla Guest House, Goa Corner. Con loro partiamo alla scoperta dei vari settori da scalare in giornata. La roccia di Hampi è granitica con micro tacche e le scarpette in questo caso sono molto importanti per progredire. Matteo mi presta le sue vecchie scarpe che “caso” vuole sono identiche, e dello stesso numero, delle mie che uso a casa, le “La Sportiva”, modello Miura.
Ma con un unica e incisiva differenza sono totalmente senza punta, quindi per questa giornata mi diverto tirando solo di braccia, ma alzando il grado di scalata, vista la prestanza fisica dei miei compagni di scalata, decido che l’indomani andrò a cercare una scarpetta con più suola, vedremo se avrò fortuna …
La scalata di oggi è di mio gradimento, decido di andare tutte le mattine, me lo fisso come obbiettivo, per non dormire troppo la mattina ed andare insieme ad i nuovi amici a scalare dalle 6.00 alle 11.00 di mattina.
Inizio a guardarmi in giro e a comprendere le caratteristiche del posto in cui mi trovo.
Ad esempio tutti i negozietti sono per la maggior parte di oggetti creati direttamente dai proprietari, nei momenti di pausa tra un cliente e l’altro.
Adoro questo modo di lavorare perché da un valore aggiunto a tutto quello che uno vende, rendendo ogni oggetto personalizzato e unico. Trovo tantissimi negozietti di vestiti creati dai sarti con le macchine da cucire , strumenti musicali costruiti con i materiali trovati in natura, noci di cocco o bamboo, braccialetti e collane fatti con arti spettacolari come il macramè. É il paradiso del fai da te, non come in Occidente in cui tutto viene creato in chissà quale paese sperduto nel mondo aggiungendo soltanto la targhetta del prezzo  …
Chiacchierando con uno di questi, artisti del fai da te, assisto ad una scena molto simile a quello che normalmente succede in Italia. Passa un signore a piedi. chiedendo il pizzo, anche qui in India ci sono problemi di mafia, assurdo…

Il fatto che noi in Italia abbiamo gli stessi medesimi problemi mi fa pensare …
Il pensiero che assale la mia mente è semplice da comprendere, ma non facile da mettere in pratica, se riesco a vedere delle somiglianze con il mio paese vuol dire che in qualche modo tutto è collegato tutto è simile. Con l’unica differenza che se devono aiutare un paese, la maggior parte delle persone, lo fa per il proprio tornaconto e quindi aiutando quello di origine.

Ma se il segreto di tutto fosse aiutare ovunque ci si trovi il prossimo, e se in qualche modo dando agli altri, la vita ti fa ricevere quello che necessiti, potrebbe anche essere che per risolvere i problemi di un paese che non è il tuo, si vada ad innescare una catena di aiuti reciprochi, sentendoci finalmente tutti cittadini del mondo e non di una singola patria come la società ci vuole far credere…
Essendo stato in Germania da poco ho potuto vedere anche una somiglianza con un paese che non è il mio, con la differenza che loro hanno trovato il modo per risolverlo. Un problema molto importante per l’India è il riciclo e il riconoscimento di tutto ciò che è rifiuto organico o quello riciclabile, come le milioni di bottiglie di plastica sparse per tutta l’India.
Quando sono stato in Germania, ho notato in cento città, a Wudzburg, tantissima pulizia, ma alla sera, tutto si riempiva di bottiglie vuote di birra in ogni dove. Chiedendo spiegazioni alla mia amica Eva, sono arrivato alla conclusione di quanto la mentalità Tedesca sia avanzata e intelligente. Normalmente le persone lasciano le bottiglie vuote in bella vista per la città per dar modo a chi non ha un lavoro, come i barboni, di rendersi socialmente utili, con la raccolta di rifiuti riciclabili come il vetro. Le bottiglie se portate nei supermercati, dove viene fatta la raccolta per il riutilizzo dei materiali, per ogni pezzo si viene rimborsati di un tot, e quindi potersi comprare qualcosa da mangiare…

Questo metodo non solo da modo a chi non ha un lavoro di attivarsi, facendo qualcosa, ma non solo, rende tutti partecipi alla pulizia della città …
Se soltanto qualcuno applicasse lo stesso metodo/business in India, si potrebbe non solo ripulire tutta l’India, ma anche dare un lavoro a chi non ce l’ha, e rendere coscienti le persone inconsapevoli della differenza tra i vari rifiuti …

Passo un intera notte a parlare con Lolla su tutti questi miei pensieri, grazie a lei comprendo come sia semplice istruire il prossimo senza imporsi ma dando il buon esempio con l’unica cosa realmente importante della vita, l’umiltà, non dicendo nulla ma facendo e mostrando quello che per noi è corretto…

Così l’indomani finito di arrampicare mi carico il materasso d’arrampicata, vuoto al suo interno, di tutte le bottiglie o rifiuto trovato per il sentiero del rientro, svuotando il tutto nei cestini presenti al Goa Corner, normalmente sono abituato a fare la stessa cosa a casa mia quando vado in montagna …

Quando ritorno alla Guest House, decido di dare una mano per migliorare la situazione, creando piccole migliorie con quello che trovo nei pressi della mia nuova casa. Ammetto, vorrei che tutti i posti in cui vado siano in qualche modo come casa mia, perché se vedo qualcosa che non mi piace e probabile che non piaccia anche agli altri, ad esempio la mancanza di un cestino per la spazzatura probabilmente anche altre persone ne sentirebbero la mancanza quindi per aiutare non vedo perché non mettermi io in prima persona nei panni della persona ospitante suggerendo o creando quello che manca.

La vita “casualmente” mi mette nuovamente in condizione di vedere qualcosa che non va nel ristorante in cui vado a mangiare la sera. Ordino un piatto tipico Israeliano, hummus e pita, quando il cameriere mi porta la pietanza, noto come sia impossibile finire tutto l’hummus con una sola Pita, molto simile ad una piadina, così chiedo se è possibile portarne una seconda per poter finire di mangiare. Quando mi arriva il conto da pagare, trovo che la seconda pita è aggiunta come extra. Qualcosa mi dice di lasciar perdere e non lamentarmi, ma allo stesso tempo se sento che una cosa non è corretta, è corretto che faccia notare la problematica, non per risparmiare, anche perché per me 40 rupie di extra sono niente, ma la problematica continuerebbe ad esserci.

Quindi chiedo cortesemente al cameriere di chiamarmi il padrone del locale, per discutere con lui il problema. Inizialmente non vuole capire, sarà per il mio scarso inglese o perché sono un turista, ma quando finalmente comprende la problematica mi ringrazia, perché è un problema che normalmente molte altre persone hanno riscontrato.

Questo problema visto in grande scala, portava a creare non poche conseguenze, perché le persone trovandosi un extra sul conto sicuramente non sarebbero più tornate a mangiare nello stesso locale, portando la clientela altrove.

Quindi se la critica è costruttiva per migliorare la problematiche riscontrate, non vedo perché non debba essere fatta …
Alla fine il mio nuovo amico si siede vicino a me e passiamo tutta la sera a parlare delle problematiche dell’India, perché ha compreso la mia voglia di capire, per poter dare una mano…

Consiglio a Lolla, di provare un esercizio, che per me è solo il mio modo quotidiano di vivere, per vedere se anche a lei fa stare bene, come fa stare bene me. Decide di passare tutta la giornata a donarsi agli altri, parlando e aiutando chiunque, e per una volta, pensare meno a se stessi e un po di piú agli altri …

Incredibile la faccia stupita e entusiasta di Lolla la sera, sembra un’altra persona. Mi dice di aver parlato, con il Boss della Guest House, del suo problema con l’alcol e che in qualche modo abbia fatto breccia nella coscienza del bevitore incallito, che ha deciso di non bere per qualche giorno.
Sono felice che un po’ alla volta, Lolla, riesca a comprendere quello che è il mio modo operandi per vivere e che in qualche modo possa darle degli spunti per migliorasi, non che ne abbia bisogno, ma credo che tutti dobbiamo passare la vita cercando di essere delle persone migliori giorno per giorno.

Le giornate proseguono con continue emozioni che non mi danno molto tempo per scrivere facendomi comprendere che bisogna distinguere, quando è il momento per ricordare e quando è quello per vivere, tutte le occasioni che la vita ci mette davanti in modo sempre “casuale”…

Un giorno sono da solo alla Guest House, con i due proprietari.

Purtroppo constato quanto il Baba sia nuovamente ubriaco, chissà per quale motivo … Assisto in diretta ad una scena che mi ha fatto uscire un lato di me che non credevo di avere.

Il Baba aggressivo e tutto ubriaco, litiga con la moglie Shiva, prendendola per i capelli la porta in casa per riempirla di botte …

Il mio corpo quasi in automatico, scatta in piedi e corre verso la porta della casa, ancor prima che venga chiusa a chiave. Con un calcio apro la porta e con tutta la forza che ho in gola urlo “ Don’t touck the woman ” facendo scappare la povera Shiva da quella situazione pietosa …

Sicuramente mettendomi così in gioco l’ho rischiata grossa, ma mettendomi nei panni dell’altra persona, totalmente fuori di testa per l’alcol, avrei voluto pure io che qualcuno intervenisse in quella situazione, confermandomi l’idea che se trovo, che una cosa non sia corretta non vedo perché non intervenire per migliorarla …

Conosco una mattina un ragazzo di Venezia molto interessante, Gianluca, quasi identico a Nicola in mio compagno del Cammino di Santiago, con lui c’è un interessante scambio di informazioni reciproche, spero che le nostre strade si rincontreranno ancora, come spero con tutti i miei compagni di viaggio.

Decido a breve di andarmene e riprendere a viaggiare, un giorno come tanti, alle 7.00 della mattina senza salutare nessuno, perché odio gli addii, in solitaria parto verso una nuova avventura, Kodaikanal …

P.s. Grazie a tutti voi che leggete questo mio Diario di Viaggio. Se vi capitasse di riscontrare degli errori grammaticali o di forma nel testo, chiedo cortesemente di farmelo presente, purtroppo la. mia é una scrittura di getto, non rileggo mai quello che scrivo … Quindi grazie per i feedback 😉

Gokarna, un paradiso da scoprire …

Mi sveglio nel letto a Gokarna nella Guest House, la rete messa sul letto ha funzionato al contrario, ho tutte le zanzare dentro con me nel letto.

Guardo l’ora sono le 6.00 del mattino, ho dormito 3 ore ma mi sento riposato e non voglio farmi di nuovo mangiare dalle zanzare nel letto, mi faccio una doccia e parto all’avventura delle spiagge di Gokarna.

Macchina fotografica nello zaino e via con le prime luci del mattino, i colori si fanno sempre più accesi il paesaggio è fenomenale.

Seguendo il sentiero vedo tanti indiani che camminano per raggiungere il tempio molto presto al mattino, che devoti …. io mi dirigo verso, Kudli Beach.

La zona è alberata abitata da un sacco di scimmie, mi fermo a fare qualche foto con il mio super obbiettivo un 75 – 300 mm, viste da vicino le scimmie sono proprio buffe, hanno le nostre stesse espressioni.

La spiaggia finalmente si apre davanti ai miei occhi, tutto dove guardo ci sono persone intente a fare meditazione, correre sul bagno asciuga e chi a gruppo e chi da solo praticare yoga. Stupendo vedere gruppi di persone fare il saluto al sole alle prime luci del mattino, come a celebrare il nuovo giorno che inizia.

Passo un lungo pezzo nei sassi per arrivare alla spiaggia successiva, Om Beach, molto carina con lingua di scogli al centro in cui tanti ragazzi si mettono a praticare yoga.

Finalmente dopo un sacco di strada tra spiagge, scogli e sentieri arrivo a Paradise Beach. Le prime impressioni sono fantastiche sembra di entrare in un paradiso hippie con amache appese e gente accampata in ogni dove con pietre e vecchi muri dipinti con mille colori, la bellezza del posto ha ispirato tanti artisti che hanno lasciato un marchio in ricordo della loro avventura in paradiso …

Mi fermo in spiaggia a chiacchierare con degli Israeliani, compro un ananas intero da un indiano, con 60 rupie, per condividerlo con i nuovi amici di viaggio. Sembra incredibile come essere in viaggio ti porti a conoscere tante persone, da ognuno carpirne l’essenza, creando delle connessioni uniche e meravigliose, ognuno quando è in viaggio e pronto a condividere informazioni utili per migliorare il viaggio altrui …

Per tornare indietro prendiamo una barca, ci saliamo in 20 persone, persino tante vista la dimensione e la poca potenza del motore, ma tutto in India ha la classica cadenza che quasi ti travolge tutto scorre ad un ritmo molto lento, come dicono qui Shanti Shanti.

La barca ci scarica direttamente ad Om Beach, in un ristorante sulla spiaggia andiamo a mangiare pranzo insieme, dopo pranzo viste le poche ore di sonno mi sale la stanchezza e crollo in un sonnellino pomeridiano.

Mi sveglio e ritrovo Lolla fuori dal ristorante, decido di trasferirmi il giorno seguente nella medesima Guest House.

La serata prosegue insieme a tutti i nuovi amici nella Guest House, Dolphin Bay.

Verso le 2.00 del mattino mi rimetto in marcia per tornare al mio quartier generale, la strada è lunga ma il “caso” è sempre con me e trovando due ragazzi indiani sulla strada del ritorno, mi faccio dare un passaggio in macchina fino a Casa, mi infilo nel letto volentieri sono veramente stanco.

Il giorno seguente mi preparo la roba per spostarmi al Dolphin Bay, carico la mia casa sulle spalle e parto verso il caldo assolato.

Passo sotto il tempio, mi sento chiamare dall’alto “Good Bye Beauty Bob”, il santone mi augura il meglio, veramente una persona speciale.

Da quando sono in India ho deciso di rendere più internazionale, semplice da imparare il mio nome, traducendolo in Inglese, Beauty Bob, esattamente come mi chiamavano i miei colleghi di lavoro in via Po a Torino.

Al periodo lavoravo come consulente informatico, ero vestito in giacca e cravatta e lavoravo in ufficio, il classico lavoro che sognavo di fare nella vita, ma che allo stesso tempo mi costringeva ad essere quello che non ero. Periodo di vita che ha fatto nascere in me la voglia di libertà, di viaggiare e conoscere il mondo, senza venir visto o giudicato per come ero vestito, perché non è il vestito che fa il monaco, ma l’essenza del proprio essere a definisce quello che sei …

Arrivo fradicio al Dolphin Bay, sono felice di andare a fare un bel bagno al mare, è proprio quello che mi serve per riprendermi.

La giornata prosegue tranquilla con il mio continuo esercizio di ascolto, delle conservazioni, che essendo internazionali vengono fatte in Inglese.

Devo riuscire ad imparare più terminologie possibili in Inglese, odio non poter conversare perché non conosco la lingua ma è solo immergendomi totalmente nei dialoghi con gli altri che posso riuscire ad apprendere.

Studiando non riesco a fissarmi in mente i termini, come se l’unico modo, per me, d’imparare quello che voglio sia il continuo mettermi alla prova, testando sulla mia pelle, sbagliando e migliorando di volta in volta, possa aiutarmi a rendere mia una lingua, come già successo per lo Spagnolo al Cammino di Santiago.

Il giorno seguente, con Lolla e altri tre amici Inglesi, prendiamo lo stretto necessario e qualcosa di “più”, per dirigerci a piedi nella magnifica Paradise Beach … la strada essendo mattina tarda è molto calda è il viaggio sembra infinito … Arrivati finalmente alla spiaggia, mi fisso un’ora a guardare un ragazzo che in equilibrio sulla Sleck-Line camminava avanti e indietro, mai visto uno così bravo …

Facciamo un bagno al tramonto che è la fine del mondo, mai visto un tramonto così bello sembra modificato con photoshop per quanta intensità hanno i colori …

Restiamo sulla spiaggia per tutta la serata godendoci le stelle, tra breve ci sarà lo Shivaratri, essendo le feste Indiane scandite dai ritmi lunari e non in base al calendario solare, come le nostre, la luna è inesistente, permette la visione delle stelle luminosissime nel cielo quasi come se si fosse in alta montagna, l’unica nostra fonte luminosa è la luce di una candela …

Montate le amache agli alberi, ci mettiamo a riposare felici di essere in paradiso.

Mi sveglio tiro fuori la testa, la vista è qualcosa di incredibile, svegliarsi in un paradiso del genere ti fa capire di quanto si può star bene con poco. giusto qualcosa da mangiare e da bere ed un’amaca su cui riposare …

Facciamo colazione grazie a una piccola spartana cucina, improvvisata sulla spiaggia, fatta con le pietre e gestita da 3 indiani, che preparano piatti tipici direttamente sulla spiaggia.

Questo posto è bello perché non può essere raggiunto in macchina, perchè non ci sono strade percorribili, quindi molto isolato e tranquillo.

Ritrovo la coppia di Danesi con la piccola Aurora, bambina di poco più di un’anno che gira il mondo con i suoi genitori, insieme a loro torniamo in barca ad Om Beach, raccontiamo l’avventura agli altri ragazzi e finalmente facciamo una bella e nutriente cena come dio comanda.

Le giornate scorrono ed arriva finalmente la grande festa dello “Shivaratri”. Io nel frattempo mi sono spostato a Kudli Beach in una Guest House con le pareti fatte di foglie di palma ed una doccia cosa non da poco visto che nell’altro non era presente acqua corrente per lavarsi. Conosco un gruppo di ragazzi indiani da cui mi faccio spiegare quali posti visitare nel futuro Kerala regione seguente al Karnataka.

Lo Shivaratri riempie di pellegrini e credenti Gokarna, tutti in fila per raggiungere il tempio per pregare Shiva.

Tutti prima di andare al tempio passano in una piscina sacra per lavarsi, cosa molto particolare e interessante da vedere, tutti questi riti sacri mi affascinano sempre di più.

La città è tempestata da bancarelle ovunque, vendono ogni ben di dio, dalla polvere colorata, ai braccialetti, ai giocattoli fino ai tatuatori ambulanti, direi piuttosto poco igienici ma efficaci e poco costosi.


Finito di visitare lo Shivaratri, passo nuovamente alla Guest House di Gokarna per salutare Claudio il signore di Mondovì, paesino vicino a Torino, che mi da parecchi utili consigli, essendo stato parecchio in viaggio, sopratutto quello per me più importante, come accorgersi quando si è preso la malaria, sintomi, problemi e possibili cure.

Mi consiglia un rimedio, utilizzato anche da noi in Italia quando la pianura padana non era ancora stata bonificata da Mussolini, il Chinino. L’incubazione del vaccino può durare fino a 15 giorni e il primo sintomo e pisciare sangue e febbre altissima dai 40° in su. Ci confidiamo a vicenda e ci salutiamo dandoci appuntamento “casuale” al Balon a Torino.

Faccio un ultimo bagno al mare e l’indomani prendo un tuk tuk per raggiungere la stazione degli autobus in direzione Hampi, posto in cui un’amico Austriaco Tim mi consiglia di andare e guardando le foto, su google, sembra essere molto bello e ricco di monumenti e templi da visitare così per rimanere nello spirito del mio viaggio cambio nuovamente piani, dalla costa, mi sposto nell’entroterra.

 

Rotolando verso Sud … Karnataka !!!

Eccomi di nuovo in movimento per chissà quale direzione, prendo il Bus che dalla spiaggia mi riporta a Vasco da Gama dove andrò a prenderne un’altro per raggiungere la prossima meta.

Sul bus faccio la conoscenza di un Russo ubriachissimo già alle 10.00 del mattino, capisco la situazione e cerco di farlo parlare, in modo che si riprendesse un pochino dalla sbornia. Passa il controllore a fare i biglietti, il Russo lui non essendo in grado di capire, in quello stato gli allunga 100 rupie ed il controllore intascandosele. Il prezzo del biglietto era 25 rupie, ma l’indiano continuava a chiedere soldi al Russo, al che mi sono fatto aventi dicendogli di non fare il furbo con una persona in quello stato.

Tre ragazzi Indiani tutti perfetti con la camicia bianca, capendo cos’ho fatto si sono fatti avanti a chiacchierare. Una volta scesi dal bus il Russo sparisce nel nulla e rimaniamo io e i tre. Decidiamo di fare un giro insieme per vedere il mercato del pesce che purtroppo ha già esaurito la maggior parte del pescato della giornata.

Parlando con i tre scopro che sono Ingegneri e la loro volontà di venire a lavorare in Italia, gli spiego in breve la situazione attuale in Italia e calcolando il loro stipendio, scopro quanto sia esageratamente basso si parla di non più di 300 euro al mese. Ma facendo un veloce calcolo del costo della vita Indiana capiamo che alla fine vanno di pari passo e che l’unica soluzione sarebbe lavorare in Italia e vivere in India cosa impossibile da fare …

Andiamo a pranzo tutti insieme e noto come sia proprio parte della cultura Indiana, mangiare con le mani indipendentemente dal ceto sociale e per sentirmi parte e non al di fuori mangio anche io come loro, chissà se è vera la storia che quando hanno finito di mangiare, si ciucciano le dita perché le unghie contengono un’enzima che aiuta la digestione, ogni paese ha le proprie credenze particolari.

Mi offrono pranzo e alla fine vengono con me sul primo dei due bus che portano alla mia nuova meta Karwar dove finalmente uscirò definitivamente dalla regione di Goa per entrare in quella di Karnataka.

Il secondo bus è stra affollati di persone, quindi mi tocca fare il viaggio di due ore in piedi sul bus, appena scende qualcuno dal nervoso mi siedo a terrà, devo ammettere il caldo e la stanchezza si fanno sentire in certe situazioni. Iniziamo ad essere finalmente dentro Karnataka, è pazzesco come cambi l’ambiente, tutta giungla ed una singola strada che collega tutti i vari paesini.

Arrivato alla meta vado alla ricerca di un posto dove dormire in mezzo a un centro caotico, in cui come controsenso i ristoranti vengono chiamati Hotel e le Guest House, Louge. Trovo un Louge ad un prezzo veramente basso 300 rupie ma la camera ammetto essere veramente pessima sporca in tutti i sensi. Vado a fare un giro per cercare qualcosa da mangiare e capisco subito come cambi già molto lo sguardo con cui ti guardano le persone in questa zona e quanto una sensazione di insicurezza sia salita nella mia testa. Preferisco dormirci su magari domani vedrò tutti con altri occhi …

Mi alzo per fare un bel giro della città, mi accorgo che le mie erano solo delle false illusioni dovute dalla stanchezza e che il mio senso di insicurezza è svanito.

Faccio colazione in un bar mangiando una loro colazione tipo fatta con cibi anche piuttosto piccanti e speziati alla mattina. Un ragazzo si avvicina e mi chiede di fare un selfie con lui e chiedendogli di dove fosse, scopro essere di Ankola e chiedendogli se era un bel paesino nasce in me la curiosità di vederlo e fermarmici per la notte. Prendo i bagagli e camminando per raggiungere la stazione trovo due stupendi templi induisti dedicati a due divinità diverse ed essendo molto curioso nel capire il loro modo di pregare mi fermo e li osservo scattando qualche foto.


E’ stupendo vederli pregare, tutto il rito è di movimenti da effettuare intorno ai vari altari interni al tempio.

Tutto dovrebbe partire dal versare una ciotola di olio di cocco, sopra una statua in miniatura del dio per poi accendere ad un secondo altare un pacchetto di incensi e fare dei movimenti intorno a se un po’ come succede dai noi quando il parroco della chiesa passa con l’incenso. Altri altari, tra cui uno incastonato nel tronco di una pianta che sorge interna al tempio, sono semplicemente come dei circuiti in cui fare il giro intorno e fra se recitare le preghiere, quello che più mi attrae e questo continuo movimento, totalmente diverso dal nostro modo sedentario di pregare in chiesa. Non capendo alcune cose chiedo delucidazioni a uno signore che raccoglieva soldi per far una cosa simile ad una benedizione. Dopo avergli parlato ne esco ancor più incuriosito e decido di mettermi in marcia per visitare anche quelli che scopro esserci ad Ankola. Arrivo in stazione che il bus è in partenza che culo.

Arrivo alla nuova stazione degli autobus dopo non più di 1 oretta e qualcosa dentro di me mi dice di fermarmi e di scrivere quello che sento dentro di me. Tutto nasce da una storiella sentita in un film che mi ha sempre affascinato, “Alla ricerca della felicità”, in cui il bambino del protagonista racconta al padre. Un signore sta annegando, ma essendo credente aspetta che prima o poi dio lo salvi. Passano tre barche e ad ognuna rifiuta l’aiuto, dichiarando che dio lo salverà. Alla fine annega e arrivato in paradiso davanti al Creatore gli chiede: “Dio perché non mi hai salvato ?”, Dio di tutta risposta gli dice: “Scemo ti ho mandato tre barche”.

Ragionando sulla metafora della storia mi sto rendendo sempre più conto di quanto mi stia succedendo la medesima cosa, in qualche modo quando ho un’ esigenza mi capiti sempre di trovare le persone giuste che mi sanno indicare la diretta via. Non so se sia Dio o qualche cos’altro ma la vita in questo viaggio continua a stupirmi per quanto in questo sia totalmente allo sbaraglio e in qualche modo tutto abbia un senso, sia nelle persone che trovo che nei posti in cui vado.

Scrivendo questi miei pensieri ecco arrivarmi quello che io interpreto come un segno, il ragazzo del selfie a colazione mi vede, mi viene a salutare e a dare info utili su cosa vedere. Ecco il senso di fermarsi ogni tanto ed ascoltare i propri impulsi, istinti e sensazioni.

Trovo una Guest House lurida ma conveniente 150 rupie, 2 euro e poco più, mi faccio una doccia e vado a vedere i templi qui non essendo zona turistica vengo guardato e salutato da tutti, sensazione stupenda. Un gruppetto di ragazzini in bici, mi accompagna nel giro scherzando e ridendo. Ottime sensazioni.

L’indomani prendo un bus alle 7.00 del mattino per Gokarna tragitto con viste mozzafiato anche grazie al sole che piano piano si sta rivelando.

In stazione a Gokarna le sensazioni continuano a guidarmi, vedo un occidentale tutto bianco tra pelle, barba e capelli e decido di seguirlo al primo bar si ferma al tavolo con amici. Allora chiedo ad un’Inglese se posso sedermi al suo ed iniziamo una lunga conversazione. Tra le tante cose che ci diciamo, mi svela una sua rivelazione sul futuro presidente americano Trump, in breve, che in qualche modo porterà il mondo alla terza guerra mondiale …

Rimango colpito da questa rivelazione ma visto che in questo istante mi sento carico non mi lascio fermare e anzi devio il discorso su qualcosa per me più interessante, chiedendo indicazioni sul posto e scopro che tra 5 giorni ci sarà un grande festival lo “Shivaratri” e Gokarna verrà invasa da una moltitudine di devoti e ci sarà una grande festa. In qualche modo sento che questa sia un indicazione e che in qualche modo debba fermarmi in questo paese per un po’. Saluto e ringrazio l’Inglese per le informazioni quando finalmente vedo da parte degli indiani una cosa che ancora mai avevo notato, un camion dell’immondizia che passa a raccogliere la spazzatura porta a porta, peccato che a vedere la sporcizia presente in ogni dove, sembra quasi un servizio inutile.

Girando per le strade di Gokarna rimango sbigottito dalla bellezza del paese abitato da una moltitudine di occidentali tutti con uno stile molto trasandato e come se fossi capitato in una città hippie.


Mi fermo al Tempio di Shiva a fare qualche foto, ad un wi-fi per far avere mie notizie a casa e li scopro un messaggio vocale di Giada una mia cara amica che sta passando un brutto periodo, mi rattrista sempre essere felice quando la gente sta male mi fa sentire in colpa, quanto vorrei che tutti quelli che conosco almeno una volta nella vita si possano sentire come io mi sento in questo viaggio.

Spero che questo mio raccontare il mio viaggio vada solo a portare dell’invidia positiva alle persone e che possa in qualche modo, far capire che se si vuole realizzare i propri sogni, come io sto realizzando il mio, bisogna solo mettersi in azione e renderli reali, se un’idea rimane un’idea senza metterci l’azione non andrà da nessuna parte …

Penso anche a Lolla e preoccupato, gli mando un messaggio, ringraziandola per avermi lasciato il momento per stare solo, e che se mai sentisse il bisogno di una persona accanto, perché per una donna da sola, ammetto che, l’India può essere proprio dura, io mi trovavo a Gokarna.

Prima di cercare dove dormire vado a vedere un tempio su un’altura che dall’alto sovrasta tutta Gokarna Beach. Dopo un sacco di scalini arrivo e faccio la conoscenza del monaco che abita al suo interno. Facciamo quattro chiacchiere e mi rivela che proprio sotto al tempio c’è un anziano signore indiano che affitta le camere a 200 rupie al giorno, ed da tempo ci vivono anche due Italiani. Ringrazio per l’informazione, mi presento, con il mio nome e cognome in inglese, che tanto suona bene, Beauty Bob e anche se non è un gesto che adoro fare, perché non credo nelle offerte o carità, con il denaro , prima di salutarlo gli lascio 10 rupie e lui capendo al volo il mio malessere nel fare quel gesto, mi dà in dono una piccola banana, che carino …

Scendo la rampa di scale e vedo la mia fantastica nuova casa immersa nel verde, ci faccio una foto e subito salta fuori da dietro la casa, da dentro un amaca, un ragazzo bianco, dalla testa pelata che mi osserva. Varcando il cancello, non essendoci il proprietario, è lui a fare gli onori di casa, si presenta si chiama Roberto come me ed di origini Emiliane ma da 15 anni è in viaggio tra India e Sri Lanka.

C’è anche un altro Italiano Claudio di Mondovì con cui scambio due parole per poi lasciarlo andare a far le compere, noto da subito un suo piccolo problema di anche che lo porta a camminare molto lento e poco coordinato.

Roberto mi fa gli onori di casa, spiegandomi tutte le regole e le cose da fare e non fare, è caga cazzo quanto mia madre, e dopo poco scopro essere un affermazione fatta non a “caso” visto che è un bilancia come la mia dolce e sclerotica mamma … (ti voglio bene Mamma, ma lo sai che sono schietto e sincero …)

Inizia subito con una frase che mi ricorderò per sempre, “guarda che quello simpatico è l’altro io sono lo stronzo”, certificando, la cosa, dicendo che tutti in paese lo ritenevano come tale. Siccome a me piace non credere a quello che gli altri dicono, da li in avanti siamo andati avanti quasi tutta la mattina a parlare, ma allo stesso punto punzecchiarci sempre un po’, io dal momento che lui si era presentato, come lo stronzo, ho iniziato a chiamarlo così, prendendomi fin troppa confidenza, ma d’altra parte se lui si sente come tale, perché contraddirlo.

Mi inizia un’ora di monologo pazzesco su quanto sia pericolosa l’India e di quanto io ne debba stare attento, arrivo al punto di non sopportarlo più per quanta negatività mi sta tirando addosso ed a un certo punto gli chiedo gentilmente o di cambiare discorso o di stoppare la comunicazione, odio la negatività espressa solo per intimorire non serve a nulla.

Lui quasi indispettito mi saluta, dicendo vado a fare un bagno, ringrazio per il momento di tregua in modo da poter riassettare la roba in camera e lavarmi i vestiti. Nel frattempo ritornano altre due ragazze italiane, una sulla 60 e una della mia età che ha un nome stupendo, Ganesh.

Con loro inizio una comunicazione molto più socievole e pronta allo scambio di opinioni e con Ganesh, essendo anche lei un’acquario come me, quindi secondo le mie teorie, con uno stato mentale molto simile al mio, apro uno dei miei tanti pensieri introspettivi che questo viaggio mi ha fatto analizzare. La questione era legata al fatto di quanto mi sarebbe piaciuto crescere in una famiglia hippie, in cui la mia anima da vagabondo, avrebbe avuto libero sfogo e avrei potuto trovare la mia tanto ambita voglia di cambiare sempre posto in cui vivere. Come al solito non tiro mai fuori a “caso” le questioni e Ganesh essendo vissuta una famiglia di questo genere mi rende partecipe del suo enorme desiderio di stabilità. Questo mi fa capire di quanto faccia parte, sia del uomo in se e sopratutto del mio segno zodiacale, la continua voglia di trasgredire le regole che ci vengono insegnate, forse perché troppo semplici da imparare e troppo poco interessanti da seguire. Le saluto con un dei miei soliti abbracci di ringraziamento, e vado finalmente a farmi il mio tanto ambito bagno al mare.

Entro in spiaggia e subito nasce in me una paura terrificante, trovando dei cartelli con fotografie di indiani morti con il divieto di nuotare …

Da li subito sfociano in me i mille pensieri sulla causa di tale divieto, penso all’acqua inquinata e a tanto altro ancora ma non alla cosa più semplice e banale che scopro parlando con i vigilantes del posto, la maggior parte degli indiani che vengono a Gokarna non sono capaci di nuotare ed essendo molto forti le onde, molte volte qualcuno ci rimane secco. Possibile che nessuno ci pensi ad un business come insegnante di nuoto ? Ecco a cosa serve viaggiare e scoprire come dall’altra parte del mondo tante cose siano semplici, e mentre tante altre complicate a seconda di cosa si è abituati a vedere nella propria vita.

Mi sento entusiasta delle emozioni che provo, e dopo tanto tempo mi metto a fare una corsa, sul bagno asciuga, come a voler sfogare la mia felicità e non più come era successo nel mio passato, quando facevo le gare di trail in montagna, per sfogare la rabbia repressa dovuta dallo stress sul lavoro che all’epoca odiavo profondamente.

Ad un certo punto della corsa, mi fermo a giocare con la sabbia con tre bambini Indiani, che scoprendo che so nuotare, entusiasti, mi chiedono di fargli da istruttore. Mi diverto un mondo, ma capisco a breve che in così poco non potrò insegnargli granché, allora decido almeno di fargli comprendere come giocare nel farsi trasportare dalle onde e quali onde scegliere, in modo da fargli prendere confidenza con l’acqua. Si divertono come dei matti, ed altri ragazzi più grandi si mettono a imitarci e anche loro dopo breve si divertono come non mai, dare qualcosa del tuo sapere a gli altri, fa stare bene con me stessi.

Ritornando alla Guest House, ritrovo lo Stronzo e gli racconto dei ragazzini al mare e come mi aspettavo, la sua risposta non poteva che essere negativa e che a intromettermi adesso quei ragazzini rischieranno di farsi male. Proprio da lui non potevo che aspettarmi una cosa del genere, lui che piuttosto che fare, preferiva lamentarsi e rimanere fermo nelle sue certezze senza mai mettersi in gioco, rimanendo nella sua stanzetta, la sua amaca e i suoi libri senza parlare del suo enorme odio verso il prossimo. Come al solito, non so mai stare nelle mezze misure, quando devo parlare, sono sempre piuttosto schietto e sincero senza, tanti filtri, sopratutto con chi non conosco.

Che raccontando della sua esperienza di vita, non posso che analizzare e dare la mia impressione più spassionata possibile, e dicendogli, in modo ammetto un po’ brusco, visti i suoi modi arroganti, di smettere di stare chiuso in se stesso, aspettando chissà che male e quale grande sfortuna, e di analizzarsi un po’ dentro rendendosi conto che nella vita, e questo lo penso veramente, tutte le persone che si odiano per certi comportamenti, non sono niente altro che lo specchio di quello che noi siamo, mentre tutte le persone che invidiamo o ammiriamo, sono quello che noi vorremmo essere ma che purtroppo non siamo…

Queste mie parole hanno suscitato in lui talmente tanta rabbia che da allora a smesso di parlarmi rimanendo chiuso nel suo mondo di solitudine. Non so se ho fatto bene o male nel mettermi in mezzo a sentenziare, ma credo che se una cosa ti viene da dentro, in qualche modo faccia breccia nelle persone magari un giorno portando un cambiamento…

Mi scrive Lolla è anche lei a Gokarna, che “caso”, ed alloggia a Om Beach. Dopo il tramonto, aver preso l’acqua al templio ed aver conosciuto Spun un Ragazzo Canadese e una famiglia Danese di miei coetanei, con un amore di bambina di un’anno, Aurora, a cui regalo un palloncino a forma di cane, mi preparo per la camminatina, verso Om Beach, che risulterà infinita. Il vecchio proprietario di casa mi mette in allerta, dicendomi che ero matto ad avventurarmi con il buio e di stare attento ai cobra per il sentiero. Cazzo ma oggi che mi sento così bene perché trovo solo persone che mi fanno venire ansie …? Allarmato e non poco spaventato visto che ho paura dei serpenti, figuriamoci dei cobra, mi faccio tesoro di quanto detto e mi cambio mettendomi scarpe e pantaloni lunghi nel caso fossi attaccato da questi fatidici mostri notturni. Percorro con le mie mille ansie il sentiero e al primo che incontro, il monaco del templio, chiedo delucidazioni e il mito viene subito screditato come bufala. Ecco nascermi un pensiero nella testa: “Restare chiusi in casa per le proprie paure non ha senso, bisogna uscire e sconfiggerle”.

Cammino un sacco ed arrivo ad una spiaggia credo di essere arrivato ma invece si tratta di una spiaggia che dista ancora 40 minuti, fra il caldo sceso dopo il tramonto e il paradiso in cui mi trovo, decido di fermarmi ad un canto di gruppo, intorno al fuoco, molto sciamanico con qualche strumento che accompagnava dando il ritmo, sono proprio felice. Ad un certo punto sento la fame che avanza e decido di rimettermi in marcia per raggiungere Lolla e mangiare insieme. Non sapendo la strada chiedo ad una ragazza che sta facendo il mio medesimo tragitto dove dirigermi e “caso” vuole anche lei deve andare nel medesimo posto. Percorriamo insieme il tragitto raccontandoci a vicenda e in un lampo eccoci arrivati, se non ci fossi stato io con la pila frontale a buio completo, la ragazza di nome Cat che scopro essere Norvegese, sarebbe stata in un gran casino visto che la luna è nera, preparandosi ai giorni di Shiva Ratri, che come tutte le festività Indiane, vengono celebrate a seconda dei ritmi della luna e non sono date stabilite come da noi in Occidente.

Trovo l’ostello e di nuovo il “caso” vuole che Cat stia proprio nel medesimo di Lolla. Trovata Lolla mi presento a tutto il nuovo gruppo di amici presenti nell’Ostello.

A volte Ritornano …

Le giornate a Goa, più precisamente Vagator, dove adesso siamo stabilizzati per qualche giorno, procedono lentamente e con la tranquillità più totale, forse anche troppa per l’idea di viaggio che avevo in mente …

Conosciamo al nostro Ostello di fiducia, Papi Chulo, un sacco di persone come noi, chi in viaggio da una vita e chi solo per qualche giorno di festa in stile Goa, provenienti da tutte le parti del mondo.

I primi due giorni di permanenza siamo stati Ospiti dell’Ostello, prendendo un letto a testa ma pagando 600 rupie al giorno, che non sono esattamente tanti sono 8.60 €, ma per loro sono un sacco di soldi, mentre i seguenti giorni per risparmiare dormiamo in amaca a costo 0.

Consiglio spassionato a chiunque si voglia mettere in viaggio con zaino a spalle, di inserire l’amaca come oggetto fondamentale, peso pari a zero è un letto assicurato ovunque.

Ammetto che non è facile abituarsi a dormire in amaca agli inizi, ma ci si abitua subito poi per risparmiare questo ed altro.

Non essendo abituato a vedere le palme nella mia vita quotidiana e quanto più mi incuriosiscano. Tante volte mi fermo ad osservarle, altissime, mai ferme e la loro danza al ritmo del costante ma leggiadro vento, le rende per me meravigliose.

Ovunque tu ti possa trovare a qualsiasi ora del giorno o della notte, in questa parte di Goa, non smetterà mai di sentirsi la musica incessante di qualche festival suonare all’impazzata, magari arrivando via aria da chi sa quale distanza trasportata dal vento.

Ogni giorno ci sono nuove feste, locali e festival in cui andare, sembra proprio la città dei balocchi, dove tutto e concesso ed è contornato da scenari naturali o artificiali meravigliosi e dalla musica psichedelica chiamata psy trance, che ti porta a ballare all’impazzata e per star dietro al ritmo in queste feste fanno uso di psico farmaci e droghe come se niente fosse, ma nella regione come in tutta l’India è vietato farne uso ma sembra che qua a nessuno interessi.

Devo ammettere questo è un posto dove ti puoi perdere, ed io mi ci sono perso non capendo più qual’era il mio vero obbiettivo del mio viaggio, stabilizzandomi per troppo tempo in questa zona, avrei preferito continuare a cambiare continuamente paese, ma guardando la situazione da un’altra prospettiva, passata l’esperienza, ora capisco che bisogna darsi il tempo e perdersi durante un viaggio perché solo perdendosi che uno trova se stesso.

Il caldo è la parte più insopportabile, tutto il giorno con picchi fino ai 37°, ma allo stesso tempo curiosa, per le pratiche che ti porta a svolgere durante la giornata, il continuo spostamento verso zone all’ombra o zone ventilate vicino alla spiaggia ma il tutto con un ritmo molto lento e più naturale.

Per cambiare aria io e Rischi, un ragazzo di Mumbai prendiamo uno scooter pagandolo un’esagerazione, 500 rupie al giorno, che non sono altro che 7.00 €, ma rispetto a quanto avevano speso altri abbiamo preso una bella sola.

L’importante non è quanto uno spende o quanto si risparmia, ma quanto una persona abbia davvero bisogno di quella cosa in quel momento e noi ne avevamo proprio tanto bisogno.

Mi metto alla guida di questo bolide, una simil moto ma senza marce, da subito mi prendo benissimo e mi diverto come un matto, ma allo stesso tempo capisco sulla mia pelle, mettendomi in strada, quanto siano matti gli Indiani e di quanto possa essere complicato ma allo stesso tempo facilmente modificabile la guida da destra a sinistra.

Impieghiamo un sacco di tempo per raggiungere la nostra meta, quasi 40 km in due con il socio dietro con lo zaino più grande e io con l’altro zaino più piccolo appoggiato sul serbatoio.

Sotto consiglio di un carissimo amico di Nuova Delhi, raggiungiamo l’ostello No Name un posto molto Hippy.

 

Credo di non aver mai visto un posto così originale, un grande prato con un’albero enorme al centro agghindato con addobbi come in una favola, un fuoco acceso, così che il fumo aiuti a scacciare le zanzare, tutto attorno al fuoco delle sedie improvvisate, con tronchi e ruote delle macchine, modificate per diventare delle comodissime sedie. L’ostello in sé è una piccola struttura, con un baretto minuscolo utilizzato anche come reception e il restante una camera esterna è una interna con i letti per ospitare i viaggiatori.

In un angolo del giardino noto un’altra zona con le tende, è lei, il posto dove avrei sempre voluto dormire, una splendida e gigante tenda indiana. Com’è giusto che vada, andiamo proprio a dormire in quella tenda, perché l’ultimo posto disponibile, pagando 200 rupie.

Fra tutti gli ospiti del Ostello, una famiglia di Hippy tedesca con tre magnifici fanciulli mi rimane impressa.

Penso a come sarebbe stata la mia infanzia se i miei genitori fossero stati degli Hippy, anche solo un po’ meno legati alla società che tanto detesto. Sarà che non capisco, che per me è il sinonimo di accettare, quali siano i lati positivi di questa società Occidentale, la vedo come una grande infrastruttura che fa acqua da tutte le parti e in ogni momento mi dà come il sentore di poter esplodere da un momento all’altro.

Vivendo in Italia, ammetto, come anche tutti gli stranieri dicono, che è un paradiso di storia, ambiente, cibo e cultura. Io sono lieto di sentire e di avere delle radici forti e consolidate da migliaia di anni di storia alle spalle, ma nello stesso tempo penso fortemente, che la società Italiana sia ancora troppo legata al passato e che per migliorare debba evolversi, modificarsi e fare un cambiamento drastico che per la media delle persone Italiane risulterebbe, impossibile, vista la monotonia a cui tanto si legano.

Scusate lo sfogo ma è a quello che il viaggio serve, a farti riflettere, sulle differenze che man mano si va incontrando sulla propria strada e che ti portano a farti un sacco di domande che la staticità di casa non ti porta a fare. Forse ecco il segreto Open Your Mind …

Dopo cena per una volta domani voglio svegliarmi presto e andare con Rishi a fare un giro in moto.

L’indomani prendiamo la moto e arriviamo ad una stupenda spiaggia, per la prima volta sento il desiderio di fare il mio primo bagno al mare da quando sono in India,.

Visitiamo tre spiagge, tra cui Paradise Beach l’ultima spiaggia a Nord di Goa e già solo il nome dice tutto.

Torniamo in Ostello, per prepararci e lavarci, il Friend ripartirà per Mumbai e visto che sono munito di moto, gli do uno strappo fino al stazione dei bus che dista 40 km oggi praticamente passerò più tempo seduto in moto che in piedi.

Ci salutiamo ma con molta probabilità io e Rishi ci incontreremo ancora nel sud di Goa.

Tornando verso Arambol ritrovo sia Lolla che altri Friends di Vagator in spiaggia, con cui decidiamo di tornare tutti insieme al Papi Chulo e far l’ultima festa prima di salutarci definitivamente.

La serata non va come previsto ma non è importante perché il tornare in quella realtà, mi ha fatto quasi come l’effetto di tornare in famiglia, ne sono piacevolmente stupito. Per dormire lascio la mia roba nella stanza di Lolla e mi rimetto sul amaca al solito posto.

Nella notte succede qualcosa di strano arriva un tipo e aprendomi l’amaca, chiusa per non far entrare i mosquito, così facendo mi sveglia. Io non conoscendolo e non avendolo mai visto in Ostello ed essendo stato svegliato non ci penso due volte e lo mando a fare in culo senza capire che cosa mi stesse succedendo, prende e se ne va. Poco dopo sento urlare da una camera una ragazza e lo stesso ragazzo scappare di corsa.

Subito essendo nel dormi veglia non mi rendo conto di tutto quello che era successo, l’indomani ripensandoci o ricollegato tutto, quel ragazzo, era un ladro ed io sono stato veramente fortunato perché di solito lasciavo tutta la mia roba accanto all’amaca ma “caso” vuole per la prima volta non era accanto a me. Questa situazione mi ha fatto ragionare su come poter utilizzare l’amaca e allo stesso tempo poter tenere con me gli zaini ed averli in sicurezza. Metterli dentro con me impossibile troppo grossi e ingombranti, ma qualcosa mi verrà in mente. Sono felice che questo episodio abbia creato dei dubbi e delle domande in me, solo così si impara, facendo esperienze, rischiando o ancor meglio sbagliando.

Lolla ed io decidiamo di raggiungere il centro di Goa prendendo tre coincidenze di bus locali, pagando in tutto 50 rupie che sono 0.60 centesimi di € a testa, ed abbiamo fatto la bellezza di 30 km di tratta, incredibile.

E’ Tardi sta già facendo buio, siamo ad Old Goa ci prendiamo una stanza ,  prenotiamo una cena in camera e ci mettiamo a parlare per parecchie ore ed è veramente una cosa che fa piacere avere una persona accanto in viaggio, che parla la tua lingua e con cui scaricare determinate paranoie mentali. Allo stesso tempo è giusto che ognuno prenda la propria strada per essere pienamente se stesso in ogni situazione.

L’indomani dopo un po di nervosismo ci separiamo ognuno per la propria strada.

Ogni tanto è strana la leggerezza che mi dà essere da solo in un posto che non conosco. Riconosco a stare insieme a qualcuno, in un posto che non conosco mi porta ad avere un brutto vizio. Come una parte insita in me di cui non riesco a fare a meno, donarmi e preoccuparmi per gli altri, prendendomi questa libertà che nessuno mi ha dato, ma che a me salta fuori di default, è assurdo ho più paura per gli altri che per me, ed è per questo, che mi vincola allo stare solo.

Da quando sono solo mi sento molto ispirato sia sulle fotografie che sulla comunicazione verbale e non verbale, ebbene si finalmente sto andando nelle zone non turistiche, la gente non parla inglese ma solo Indù e quindi bisogna inventarsi un modo per comunicare non verbalmente.

La giornata si rivela ricca di emozioni, scambi di sguardi e sorrisi. Non c’è cosa più bella che guardare qualcuno negli occhi e scambiarsi reciprocamente un sorriso, cosa che a me manca da morire a casa, dove tutti stanno solo a testa bassa come se avessero la coscienza sporca o volessero nascondere il proprio essere, sono felice di essere quello che sono e che da qualche parte del mondo ci sia gente come me …

Non c’è cosa che adoro di più, se non chiedere alla prima persona a “caso” che incontro per strada, quale sia il luogo più bello da visitare nella sua città ? Se uno vive e ama il posto in cui sta, non potrà che mandarti in posti meravigliosi e facendo così ti accadranno solo cose stupende ed inaspettate. Per me e stato così arrivando a Vasco Da Gama, chiedendo ad un passeggero, del mio bus durante la tratta, se era possibile arrivare a piedi fino al mare, lui logicamente essendo abituato al posto mi consiglia subito un tuk-tuk, ma spiegandogli che non ho fretta e che posso tranquillamente camminare, così ho modo di visitare il posto in cui mi trovo… Scendendo dal bus mi trovo al primo mercato veramente indiano dove non c’è nemmeno un turista, ma solo un trionfare di odori, di colori e di prodotti magnifici sono veramente entusiasta.

Finito il mercato che ha ancora qualcosa di originale rispetto alle città, che ormai un po’ tutte si accomunano se non per monumenti o strutture dalla diversa forma, in cui si viene veicolati ad andare a visitare obbligatoriamente.

Fermo nuovamente un passante, non a “caso” aveva una bella luce negli occhi e gli chiedo quale sia per lui la spiaggia più bella della zona. Mi consiglia Bogmalo Beach e di prendere un bus per dirigermi in quella zona.

Trovo la fermata chiedo informazioni ad un’autista, che facendomi cenno di sbrigarmi a salire, mi dice che il mio bus è appena partito, mi invita a salire e di tutta fretta rincorre l’autobus facendolo fermare.

Io anche da questo mi chiedo ma come sia possibile, che in posti del genere, in cui la povertà è la vera realtà, ci sia ancora così tanto amore verso il prossimo, che è il concetto alla base di tutto, meno ho  più  più posso donarmi agli altri ? Niente mi sembra assurdo, più vado avanti e più mi rendo conto, che la nostra società occidentale, sia veramente quella malata, quella povera ma di spirito, di amore verso il prossimo, mi sento più un pesce fuor d’acqua a casa che qui è assurdo…

Salgo sul bus, fradicio di sudore per gli spostamenti ed il caldo, subito mi si riempie il cuore, una montagna di bambini con le mamme, riconoscendo dall’aspetto e dal modo di chiedere sempre denaro capisco che arrivano tutti dagli Slag, zone simili alle baraccopoli del Brasile.

Senza pensarci troppo mi metto all’opera ed inizio a tirare fuori il mio lato Clown, inizio a fare il cretino, cosa che mi viene molto bene, faccio per tutti un palloncino e vedendo la loro gioia ed i loro sorrisi mi emoziono piangendo dalla gioia.

Arrivato Bogmalo Beach giusto in tempo per il tramonto, cerco una Guest House ad un prezzo ragionevole e la trovo una camera doppia praticamente sul mare a 700 rupie prezzo ragionevole visto che il primo posto chiedeva 1300 rupie, anche se per me è ancora troppo vengo ancora visto come un turista a cui mangiare i soldi, ma arriverà il momento in cui mi vedranno come quello che il realtà sono un cittadino del mondo …

Direi che per oggi può bastare, anche perché sono le 4.00 del mattino e se domani voglio fare un bagno al mare la mattina, devo sbrigarmi e riposarmi … Buona Notte Mondo

Old Goa

Welcome to Goa!!!

Il quinto giorno siamo partiti da Mumbai, finalmente direi, troppo caos, troppe energie, troppe persone che hanno cercato, e a dire la verità qualcuno ci è anche riuscito, a prendere soldi da noi, perché Europei, perché bianchi, o semplicemente perché noi troppo poco attenti, e da troppo poco tempo in questo nuovo continente. Bombay è una città enorme, per passare da una parte all’altra ci vogliono alcune ore. E noi, abituati ai nostri paesini, e Torino, città a misura d’uomo, ammettiamo il sentirci, spaesati e non nel nostro posto. Ma, tutto viene per un motivo, e credo che Bombay, ci abbia dato la possibilità di familiarizzare con gli indiani, capire che mussulmani, cristiani e induisti, possono vivere assieme, aiutandosi, e fottendo soltanto il turista, tutti uniti per lo stesso obiettivo… Tanto alla sera ci si trova tutti a dormire sullo stesso marciapiede, e lì si percepisce quanto questo posto, possa essere indifferente alla speranza di cambiamento e alla speranza di un futuro diverso. Abbiamo incontrato persone che ci hanno aiutato, e grazie a loro siamo oggi A Goa. Il viaggio in autobus è partito ieri sera alle 19.00 da Borivali, il quartiere di Mumbai che assieme a Gorai, ci ha affascinato maggiormente. Forse perché è proprio qui, che puoi respirare l’India e assaporare, sedendoti in uno dei pochi ristoranti (di solito gli indiani mangiano in piedi sul ciglio della strada) il loro gusto così speziato e colorato.

Alle 19.00 in punto un bus, con la scritta NAIK in blu su sfondo bianco, si avvicina alla fermata dove stiamo aspettando ed urla: GOA!! GOA!! GOA!!!.. corriamo e saliamo.

Al posto dei sedili, troviamo file di letti, comunque puliti e all’apparenza comodi. È la guida dell’autista a rendere poi scomodo il viaggio, tra curve ad alta velocità e buche lungo il tragitto. Passiamo quasi tutto il viaggio in silenzio. Leggiamo un libro, ci domandiamo giusto lo stretto necessario, ma questa notte è per stare con noi, con i nostri pensieri, le paure che stiamo lasciando alle spalle, la mancanza di casa che è traballate, e l’ondeggiare della vita che avanza.

Non abbiamo aspettative per il posto in cui stiamo andando, non abbiamo hotel, non abbiamo nulla di apparente. Conserviamo con noi ricordi, dubbi e tensioni, che finalmente abbiamo il coraggio silenzioso di lasciar andare. Ad un tratto mi viene da piangere, pensando alle comodità che ho lasciato, alla vita che tutti sognano di avere, un fidanzato, un lavoro, ed una casa perfettamente in ordine. Ma qui oggi più che mai resto convinta del salto nel vuoto che ho fatto, della corda che sto spezzando e delle lacrime che sto versando, resto finalmente cosciente della nudità delle mie vergogne e dell’uguaglianza delle stesse negli occhi di chi mi sta di fronte. Tolti i veli, tolti i pesi, siamo pronti al volo…

L’autista ci sveglia urlando : GOA!! GOA!! GOA!!! scendiamo dal bus in fretta e furia, una tappa al bagno veloce, ed eccoci sul nostro cammino, a piedi con gli zaini, per una strada mezza asfaltata, ed il ridere di felicità, qualcosa che sgorga da dentro, senza sapere il perché, e senza porsi la domanda, semplicemente vivendo il momento.

Ed è nella nostra totale incoscienza che incontriamo un ragazzo indiano, di 23 anni, che ha studiato a Dubai e sta viaggiando verso Goa, ci affidiamo, è bastato vedere i suoi occhi per capire che è sincero. Ed eccoci qui, in un Ostello a tre minuti dalla spiaggia, colorato ed hippie al punto giusto. Conosciamo altri ragazzi, ci vengono in contro e ci accolgono nel loro cerchio. Siamo parete della famiglia adesso, siamo parte della vita, e qui resteremo fino a quando non è tempo di far girare la ruota di nuovo.

(Autore Lorenza Bottino)

Goa

Mumbai in foto …

Mumbai

Si parte, Mumbai arriviamo …

Eccoci qua siamo in partenza, sul bus per Malpensa per andare a prendere il nostro volo per l’India, il luogo dove tutto avrà inizio …

Piacere per chi non mi conoscesse sono Roberto una testa matta di Torino con l’amore per i viaggi e per tutto quello che possa darmi stimoli nuovi.

Ho deciso di intraprendere questo viaggio per il “mondo”, proprio mondo non direi visto che sto via solo un’anno, ed è impossibile girare il mondo in un’anno …

Se devo dirla tutta avrebbe anche poco senso girarlo in così poco tempo, visto che ogni posto per esser realmente vissuto sulla propria pelle ha necessità di esser visto non per tanto, non per poco ma esattamente per il momento giusto.

Ebbene si ogni posto ha un suo giusto momento, che non è definibile in tempo ma in sensazioni che possono variare da positive a negative ecc… Ora però non voglio dilungarmi troppo su questo discorso perché sono in partenza e mi voglio ascoltare, sentire le sensazioni che questo nuovo viaggio mi sta facendo provare …

In questo momento in tutta onestà non mi sento agitato nervoso o spaventato, mi sento apatico come se in realtà non abbia ancora metabolizzato che cosa realmente sto per affrontare …

Forse tutto è dettato dal mio modo di affrontare le cose senza crearmi aspettative, e di loro ne parlerò ancora tanto perché sono esattamente quelle che volontariamente mi hanno sempre rovinato la vita, non dico di esser un’incosciente che non pensa a quello che faccio, anzi tutt’altro, ma cerco semplicemente di non lasciarmi traviare dalla mia mente… Perché dico così, non so se anche a qualcun’altro succede ma per me è sempre stato una cosa negativa crearmi aspettative, non per altro ma venivano sempre rovinate dalla realtà che “caso” vuole era sempre di livello minore o totalmente opposta rispetto a quello che la mia mente quasi incosciamente aveva creato facendomi vivere l’esperienza come non avrei veramente voluto.

L’obbiettivo di questo viaggio è proprio questo vivere il qui ed ora senza crearmi aspettative, che in qualche modo mi dovrebbe aiutare a comprendere sempre di più quanto siano inutili. Uno potrebbe anche dirmi ma farlo a casa non era più conveniente, meno rischioso e meno dispendioso ?

Si certo è scontato che tutto a casa sia più semplice, ma è forse quello che mi porta a provarlo da tutt’altra parte, non voglio avere il pilota automatico non voglio che sia l’abitudine a guidarmi ma la mia vera essenza, il mio interno, il mio vero IO, che se liberato dalla quotidianità mi darà modo di vivere un’esperienza unica … Perché oltre che non poter mai esser replicata da nessuno, tanto meno da me, segnerà fortemente la mia vita facendola diventare di una semplicità è una durata inimmaginabile.

Perché parlo anche di durata ?

Credo fortemente che se si evita di farsi intrappolare dalla monotonia, che secondo il mio parere viene creata dalle aspettative, la vita vissuta senza pilota automatico e con la coscienza del qui ed ora venga percepita anche come vita più lunga.

Oltre a questi momenti di riflessione profonda su quello che sono e quello che vorrò fare di questo viaggio, parlo della mia esperienza.

Arriveremo a Malpensa con un’anticipo di 3 ore prima del volo, dimenticavo non sono solo con me c’è anche Lolla una ragazza delle mie zona conosciuta “casualmente” in birreria con il mio stesso obbiettivo l’India.

Scendo dal autobus è vedo una ragazza con degli occhi bellissimi uguali a quelli di una mia carissima amica di Torino, Eleonora, in poco tempo mi arriva un suo messaggio di auguri in ritardo, che cose strane queste connessioni di pensiero …

Sono molto felice di ritrovare la mia amica Giadona, mi è venuta a salutare in Aeroporto, come si dice, la persona adatta per poter parlare in questi momenti di confusione mentale, prima di partire per un viaggio del genere.

Dopo tutta la trafila di check-in, fatta in maniera molto rapida, grazie al check-in on-line e di controlli vari alle 20.00 partiremo per Nuova Delhi.

L’aereo dell’Air India non è per niente male, come anche la mia vicina di posto, una simpatica e socievole ragazza del sud dell’India di rientro a casa dopo il periodo universitario in Svizzera, la totale differenza tra i due paesi non mi è ancora così chiara e precisa in mente, ma a breve avrò modo di comprenderla a pieno.

L’aereo è ancora pieno di turisti di differenti etnie è noi non siamo ancora al centro dell’attenzione, continuo a non realizzare pienamente in che avventura mi sto cacciando .

Davanti a nostro sedile, salta fuori un ragazzo simpaticissimo e alla mano, un certo Denis che vive nelle nostre zone e che era sul nostro autobus, ci racconta del suo lavoro di scambio con l’India che va avanti da 13 anni, lui porta giù Ciloni Italiani, fatti da lui e spedisce Tessuti e oggettistica Indù da rivendere al Balon a Torino.

Dopo la cena e un sonno leggero, vista la posizione poco comoda eccoci arrivare finalmente a Nuova Delhi.

La temperatura non è esagerata 18° ma con un tasso di umidità molto alto, l’aeroporto è veramente stupendo, pieno di sculture tipiche Indiane.

Recuperiamo gli zaini e passiamo la dogana intimoriti da chissà quali paure infondate, visto che ci fanno passare sia l’acqua, l’accendino ma sopratutto le posate appena recuperate sul aereo. In attesa per ritardo dell’aereo, ci mettiamo a pensare a dove andare a dormire a Mumbai, Lolla continuava a voler prenotare on-line l’ostello ma io desistevo all’idea, dicendole piuttosto di chiedere, grazie al suo fruente inglese, a qualche indiano che aspettava come noi, qual’è il quartiere più bello e meno economico. Lolla chiede a un bel ragazzo seduto affianco a noi informazioni, lui molto gentilmente chiama al telefono un suo amico, ci dà sia il riferimento del quartiere, Colaba che di un’ostello economico in quella zona, Top …

Prendiamo il nuovo aereo e anche li la “casualità” ci porta ad aver seduto a fianco il cortese ragazzo indiano.

Finalmente ecco quello che cercavo, l’essere guardato in modo strano da tutti i passeggeri dell’aereo essendo tutti indiani, questo si che ti fa rendere conto di come si possono sentire gli stranieri nel nostro paese con l’unica differenza che noi siamo visti come polli da spennare e non come persone indesiderate, come invece succede per gli stranieri di diverso colore da noi in Italia.

Siamo cotti ed il tempo del volo, dopo un pranzo tipico indiano, diventa rapidissimo dormendo.

Finalmente dopo poco più di due ore, eccoci arrivati all’enorme Aeroporto di Mumbai. Cambio rapido di pantaloni, vista la temperatura esagerata di 28°, recuperiamo nuovamente gli zaini da stiva e ci buttiamo nella ricerca di un modo per cambiare soldi e di un taxi che ci porti a destinazione.

Dopo un sacco di giri della minchia inconcludenti, vista la voglia di fotterti in qualsiasi modo sia sul prezzo di cambio che sul taxi, decidiamo di fare a cavolo che funziona sempre, ed uscendo dalla zona aeroportuale chiediamo in che direzione si trova Colaba ed entrando nella vera e autentica India ci mettiamo alla ricerca di un taxi o tuc tuc che ci possa portare a destinazione senza fotterci troppo sul prezzo.

Troviamo un vecchio signore con turbante e barba che parlando poco inglese ci porta prima a cambiare i soldi e poi dopo un giro della madonna a destinazione.
Grazie a questo giro interminabile guardiamo la reale caoticità sia delle strade indiane che delle varie zone molto povere o molto ricche di Mumbai.

Incredibile vedere la viabilità stradale nessuno mette frecce, c’è solo un fiume di macchine, tuc-tuc, moto, camion che per girare strombazzano all’impazzata e si sorpassano senza far passare più di un dito tra una macchina e l’altra, veramente consiglio a tutti prima o poi nella vita di guardare com’è la viabilità dell’Asia prima di criticare la nostra …

Mentre Lolla cotta dal viaggio si spara un pisolino, io mi metto a interagire con la gente del posto, che mi fissa incuriosita e quando incrocio il loro sguardo sorridendo mi contraccambiano socievolmente. Questa è esattamente la cosa che più odio del mio paese il fatto che passeggiando per Torino ci sia quasi imbarazzo nel guardare negli occhi una persona che non si conosce e si preferisce abbassare lo sguardo …

Ma per tornare al viaggio senza dilungarmi troppo in altri discorsi, Arriviamo finalmente a Colaba in taxista ci lascia di fronte al ostello e come da tassametro, acceso solo perché richiesto da noi, anche se lui ha allungato per farci spendere di più, paghiamo 590 rupie all’incirca 8 euro che per loro sono già un sacco di soldi.

All’ostello ci dicono dei prezzi esorbitanti e allora decidiamo di proseguire e cercare una Guest House ad un prezzo ragionevole. Ne troviamo una che per salire ha gli scalini ancora in cemento come un cantiere, me arrivando all’entrata si prospetta un bel posticino in cui ci danno una stanza doppia pulita a 1500 rupie a notte, prezzo esorbitante ma Lolla è cotta e ce lo facciamo andare bene.

Il tempo di metterci a letto a fare due chiacchiere e siamo già tutti e due nel mondo dei sogni …

Ci alziamo per una doccia ed andare ad esplorare la zona che sono le 10.00, prima che siamo fuori in strada si fanno le 11.00 passate. La città ora è più calma meno caotica ma vediamo la reale povertà gente che dorme ovunque per strada sopra il bancone delle proprie attività, topi che scorrazzano nell’immondizia o gente che defeca sul marciapiede coperto dalle macchine. Troviamo un bar abbastanza pulito dove poter prendere da bere e chiacchierare e per 1.00 di notte siamo di nuovo in camera per riposare. Domani è un’altro giorno, vedremo cosa ci regalerà la vita in viaggio, buona notte a tutti …