Che “Casualità”, trovarsi ad Hampi …

Il viaggio risulta essere un’odissea, 9 ore di bus locali con cambi continui e senza pause.
Il Guido di turno, il conducente del Bus, oltre che avere una guida da pazzo, non smette mai di suonare il clacson per qualsiasi auto o moto che si trovi di fronte, non facendomi riposare ed al quanto irritare, ma anche questo è parte dell’India.

Raggiungo Hampi stremato di sera, chiedo in giro per una Guest House in zona ad un prezzo conveniente, con 250 rupie trovo una piccola stanzetta dove potermi finalmente lavare e riposare.

Hampi si trova fra le rovine dell’antica città di Vijayanagara qui è situato il Tempio Virupaksha.


Il tempio è qualcosa di incredibile, rimango affascinato da cotanta bellezza, ci sono scimmie ogni dove. Trovo persino un elefante, che cavalcato dal padrone, viene mandato verso il fiume Tungabhadr, li benedice spruzzando l’acqua con la proboscide, i credenti immersi nel fiume.

Voglio trovare un mezzo per spostarmi, ma qualcosa mi dice di rimanere nel paesino prendere il mio tempo per conoscere la gente locale,  così faccio qualche foto, credo che se non si pretende di ottenere tutto subito, la vita te lo può far trovare in modi inaspettati, anche detti “casuali”.

Qualcosa mi dice di passeggiare vicino al tempio infatti, incontro dei ragazzi sull’altura che sovrasta il Tempio Virupaksha, ci mettiamo a parlare sono due giovani Indiani ed un Giapponese, di nome Hajime.

Inizio a fare domande ai due giovani Indiani, per comprendere meglio come sia essere Induisti e le loro tradizioni. Mi raccontano, essendo tutti gli Indiani molto credenti, che le loro tradizioni, a mio parere, sono ancora molto forti. Il fatto di rimanere casti fino al matrimonio che normalmente avviene intorno ai 25 / 26 anni d’età. Se rimangono casti gli uomini Indiani scelgono la moglie da sposare e finalmente con lei possono togliersi tutte le voglie represse degli anni di castità. Incredibile quanto ci sia rispetto reciproco, verso la moglie, compagna di vita, e verso la famiglia, il grande rispetto verso il proprio padre definendolo un Baba, sinonimo di Maestro o ancor meglio Guru di vita.

Passo il tramonto in cima alla montagna con Hajime, è un incredibile emozione di colori, cosa c’è di più bello di un tramonto in un posto del genere ? La vista è mozzafiato, cerchiamo sempre di stupirci di qualcosa di tecnologico e nuovo, quando la natura nella sua semplicità e quotidianità rimane l’unica cosa che a me fa sempre impressionare ed emozionare.


Dopo il tramonto, io e Hajime, ci dirigiamo in centro al paese, per stuzzicare qualcosa di locale. Prendo, in uno dei tanti street food ambulanti per strada, dei peperoncini verdi impanati che sono la fine del mondo.
Hajime mi chiede se sono piccanti io essendo abituato, a mangiare piccante, gli dico che assolutamente non sono piccanti. Mangiandolo il povero friend Giapponese mi diventa viola, dicendomi che sono piccantissimi.
Questo episodio divertente fa scaturire in me una riflessione, che estratta dal contesto, può esser applicata in molti esempi.
La mia risposta al quesito postomi, da Hajime, è stata errata perché è stata troppo personale, quello è il mio punto di vista, amando il piccante e mangiandolo spesso la mia risposta non poteva che essere, non è piccante.
Ma se invece avessi risposto tenendo in considerazione il suo punto di vista, avrei dovuto rispondere con una seconda domanda del tipo, ma tu sei abituato al piccante ?
Così avrei avuto l’informazioni più giuste, per poter dare un parere il più possibile corretto.

Ho sempre avuto l’impulso di voler comprendere il punto di vista altrui, per riuscire a capire, per esempio per un litigio chi aveva veramente ragione, se il sotto scritto o l’altra persona.
Riflettere se nel mio atteggiamento ci sono state delle parole che possono aver ferito o esser mal interpretate dal mio interlocutore e con questo gesto semi automatico, comprendere se sono stato in grado il più possibile di rispettare il prossimo facendomi autocritica, che trovo essere l’unico modo per riuscire a migliorarsi nella vita e non rimanere nelle proprie statiche e monotone certezze, ma mettendosi sempre in discussione in primis.

Per cena decidiamo di trovarci in un ristorantino, dove essendo ormai il mio preferito per la simpatia del proprietario e della sua famiglia, diventano ognuno parte della mia famiglia e non sapendo i nomi, troppo difficile per me da ricordare, non perché nomi indiani ma perché i nomi delle persone, non rimangono nella mia testolina che si ricorda solo quello che ritiene importante, ed il nome non ne fa parte. Preferisco ricordarmi le emozioni vissute con la persona.

Mentre aspetto Hajime vedo un ragazzo solo, cerca in giro per il paese un posto dove mangiare ad un prezzo economico. Io che non mi faccio molti problemi a parlare con il prossimo, tranquillamente gli spiego il mio metodo per testare se un locale è veramente economico.
Aprire il menù notare il prezzo del Black Thè, che normalmente è la cosa meno costosa, come in Italia il caffè, se il prezzo stà tra le 15 e le 20 rupie si è trovato finalmente il posto più economico.

Ci facciamo un giro per i locali ma alla fine sapendo che quello del mio Babbo era un locale economico lo invito a mangiare con me e Hajime.
Si chiama March ed è Finlandese, un personaggio interessante, e con Hajime il Giapponese ed io l’Italiano facciamo una bella cena internazionale.

Fuori dal locale passa un ragazzo con una borsa gigante, che io riconosco essere la custodia di un Hang Drum, mi precipito fuori per capire dove stia andando a suonare, scopro esserci un’altra parte di Hampi superando il fiume a piedi, si arriva in Hampi Island, molto più economica, dove lui terra una serata alla Guest House, Goa Corner, decidiamo di andarci tutti insieme.

Sembra incedibile che non abbiano mai fatto un ponte per collegare le due parti, visto che bisogna, per superare il fiume saltellare sulle pietre, ed essendo di notte al buio, direi abbastanza pericoloso, ma allo stesso tempo sono queste le vere emozioni che l’India ti regala …
Arriviamo al Goa Corner ma purtroppo il concerto è appena finito … ci consoliamo con una carissima birra, la Kingfischer.

Comparando il costo, rispetto al prezzo dell’acqua, viene superato di 10 volte, questo si che vuol dire preservare la popolazione dal bere alcol, non avendo la possibilità di spendere così tanti soldi, e allo stesso tempo dare un servizio ai turisti che sono abituati a berla e non hanno problemi a pagare una birra 3 €.
Per tornare indietro passiamo in un sentiero in mezzo alle risaie che ci fa gelare per la temperatura molto differente vista l’umidità dell’acqua, March mi fa capire l’importanza delle esperienze e delle abitudini, dicendo che per lui, essendo Fillandese, fino ai 2° gradi si sta bene.

Ci salutiamo ed ognuno se ne va nella propria Guest House, l’appuntamento è per l’indomani, per fare colazione insieme al Ristorante del mio Babbo e decidere sul da fare.

Al mattino mi sveglio con una voglia matta di cambiare aria, prendo le mucille, gli zaini, che adesso non sono altro che la mia casa. All’appuntamento svelo ai ragazzi che per prendere i motorini a poco bisogna passare a Hampi Island e già che ci sono faccio che spostarmi dall’altra parte del river per trovare una sistemazione migliore ed ad un prezzo inferiore.

Mentre loro cercano i motorini, io parto alla ricerca di una Guest House economica. Chiedo a chiunque ma i prezzi sono alti per i miei gusti, ma ad un certo punto ecco lui un vecchio signore molto in carne mezzo ubriaco che mi dice di avere sistemazioni da 200 rupie, ottimo.
Prendiamo una stradina nelle risaie e per assurdo o per “caso”, li ritrovo il mio amico Austriaco Tim.
Metto tutta la mia roba in camera li vicino trovo anche un bike a rent con il prezzo più basso, 200 rupie al giorno per uno scooter e non le solite baracche che assomigliano parecchio al mio primo motorino, il Califfone, un chiodo di motorino che odiavo per la scarsa potenza.

Trovo anche Hajime e March che nel frattempo sono anche loro moto muniti. Mi carico Tim e partiamo all’avventura in cerca di templi e monumenti da vedere.

In uno dei tanti templi, ci fermiamo in cima su delle pietre a fare foto in posizioni yoga con un background a dir poco stupendo.

Arriviamo su un’altura per visitare un tempio, la temperatura é altissima, ma proseguendo sotto il sole cocente, scalzi, perché essendo un luogo sacro non si possono portare le scarpe, prendiamo un sentiero di montagna alla ricerca di un piccolo tempio di Shiva dentro una grotta.

Le luci al suo interno sono qualcosa di incredibilmente magico, Tim essendo affascinato dall’induismo si mette a recitare delle preghiere, io proseguendo nella grotta, trovo una pianta enorme cresciuta tra i massi, incredibile la natura non si lascia fermare da nulla …


Per il tramonto ci spostiamo in un tempio abitato dalle scimmie, Anuman Temple, per raggiungerlo in cima alla montagna bisogna fare 575 scalini. Avendo sempre adorato la salita me li sparo tutti senza tregua. Arrivando sudato marcio, ma rinvigorito dallo sforzo. In un periodo della mia vita correvo i trail, gare di corsa in montagna, periodo ricco di successi sportivi.
Correvo queste pazze gare, solo per sfogare la mia anima bloccata dal lavoro che all’epoca odiavo, ma essendo stata un’esperienza molto negativa mi ha dato modo di capire quello che volevo fare della mia vita, cambiando sempre in meglio la mia situazione lavorativa.

Questo fa si che adesso essendo felice e senza problemi a mettermi di nuovo a correre su e giù per i monti ha preso tutto un’altro senso.

Il paesaggio è mozzafiato manco in sogno avrei creduto di poter vedere qualcosa di così bello, tutto intorno sono circondato da scimmie, il tramonto è qualcosa di incredibile.


Uno spettatore del tramonto mi fa un regalo unico, mettendo una delle mie canzoni preferite, Spirit Bird di Xavier Rudd, tutto l’insieme mi fa emozionare fino a farmi piangere, è l’unico modo che ho per sfogare la gioia che sento dentro di me in questo momento.

Tornando verso casa decido di tenermi lo scooter per un’altra giornata, mi doccio ed insieme agli altri ragazzi andiamo a mangiare. Mi scrive Lolla, si trova in zona e cerca dove dormire, la vado a prendere, sono felice di rivederla ma allo stesso modo so a cosa porterà la sua presenza dentro di me, che essendo abituato a stare solo purtroppo cambio in maniera automatica il mio modo di essere…

Torniamo alla Guest House, il proprietario totalmente ubriaco, venire a rompere le scatole, sbiascicando un inglese incomprensibile, io non capendo quello che dice, lo evito, si vede che tutto ciò lo fa incazzare. Mi dice che di domani devo fare i bagagli ed andarmene, lo evito, pensando che domani gli passerà la sbornia …

L’indomani con Lolla prendiamo lo scooter ed andiamo alla ricerca di monumenti e templi da visitare. Ci guardiamo il tramonto in un posto a caso in cima ad un masso.

Devo dire che è stupendo stare con lei, parliamo sempre un sacco e ci capiamo avendo la stessa linea mentale, ma so anche che, sia la mia, che la sua sopportazione e pazienza hanno un limite, è basta una parola sbagliata per farci saltare i nervi, infatti appena tornati ad Hampi Island ci mandiamo a stendere ed ognuno per la propria strada…

La sera inizia con una sorpresa, l’altro inquilino della casa è Italiano, tutti i giorni alle 6.00 si sveglia per andare insieme ad altri scalatori ad arrampicare sui miliardi di Boulder presenti qui ad Hampi, ed io che pensavo di non scalare in viaggio, “casualmente” mi ritrovo in un paradiso per climbers.


Per la prima sera il proprietario della baracca non è ubriaco, finalmente riesco a comunicarci.

Scopro essere una brava persona e riconoscendo entrambi i propri errori, io di non sapere granché l’Inglese e lui che da ubriaco diventa incomprensibile.
Diventiamo amici con tanto di abbracci, da adesso essendo più vecchio di me lo chiamerò Baba, se possibile voglio cercare di aiutarlo perché possa in qualche modo lasciar perdere l’alcol che è solo uno sfogo ad un problema non risolto.
Scopro parlando con la gente del posto, di quanto lui sia una buona persona e che il suo problema con l’alcol sia tutta colpa del Governo che avendolo espropriato delle proprietà, l’ha lasciato senza niente manco la licenza per gestire la Guest House, che in questo momento è illegale, ma che visti gli altri loschi traffici che ha dovuto intraprendere per vivere, spacciando Marjuana, diventa un problema minore.

Il giorno seguente mi trovo con l’altro Italiano, Matteo di origini Bolognesi, che viaggia da 10 anni in giro per il mondo, prima con la propria ragazza, che tra breve diventerà sua moglie, poi in solitaria, perché per lui, viaggiare è diventata una droga e no riesce più a smettere. Questa purtroppo é una delle conseguenze che ti da viaggiare, una volta che provi la libertá non puoi piú farne a meno …

Con lui nasce da subito un buon rapporto di scambio di informazioni e di dritte per viaggiare. Scopro l’affinità con Lolla, sono entrambi dello stesso segno, Sagittario.
Come mio solito ho le mie teorie sui segni, le coltivo da anni, credo ed esperimento tutte queste mie teorie ovunque. Comparando il carattere delle persone che non conosco con le persone dello stesso segno che conosco da tempo. In questo modo non voglio categorizzare le persone, ne tanto meno cercare di creare dei preconcetti su chi non conosco, ma semplicemente comprendere com’è meglio comportarsi con le persone che mi si pongono davanti. Gli esempi sono tanti, ma io preferisco sempre usarne uno, per me molto importante, sapendo che le persone dello Scorpione sono molto insicure o almeno lo sono state nella propria vita, il mio comportamento molto scherzoso non calcherà troppo la mano con le persone di questo segno. Atteggiamento sempre riflesso per riuscire a rispettare e a migliorare il rapporto con il prossimo.

Mi sveglio alle 6.00, è ancora buio sono pronto e carico per andare a scalare … Ci troviamo con tutta l’altra ciurma di scalatori alla Guest House, Goa Corner. Con loro partiamo alla scoperta dei vari settori da scalare in giornata. La roccia di Hampi è granitica con micro tacche e le scarpette in questo caso sono molto importanti per progredire. Matteo mi presta le sue vecchie scarpe che “caso” vuole sono identiche, e dello stesso numero, delle mie che uso a casa, le “La Sportiva”, modello Miura.
Ma con un unica e incisiva differenza sono totalmente senza punta, quindi per questa giornata mi diverto tirando solo di braccia, ma alzando il grado di scalata, vista la prestanza fisica dei miei compagni di scalata, decido che l’indomani andrò a cercare una scarpetta con più suola, vedremo se avrò fortuna …
La scalata di oggi è di mio gradimento, decido di andare tutte le mattine, me lo fisso come obbiettivo, per non dormire troppo la mattina ed andare insieme ad i nuovi amici a scalare dalle 6.00 alle 11.00 di mattina.
Inizio a guardarmi in giro e a comprendere le caratteristiche del posto in cui mi trovo.
Ad esempio tutti i negozietti sono per la maggior parte di oggetti creati direttamente dai proprietari, nei momenti di pausa tra un cliente e l’altro.
Adoro questo modo di lavorare perché da un valore aggiunto a tutto quello che uno vende, rendendo ogni oggetto personalizzato e unico. Trovo tantissimi negozietti di vestiti creati dai sarti con le macchine da cucire , strumenti musicali costruiti con i materiali trovati in natura, noci di cocco o bamboo, braccialetti e collane fatti con arti spettacolari come il macramè. É il paradiso del fai da te, non come in Occidente in cui tutto viene creato in chissà quale paese sperduto nel mondo aggiungendo soltanto la targhetta del prezzo  …
Chiacchierando con uno di questi, artisti del fai da te, assisto ad una scena molto simile a quello che normalmente succede in Italia. Passa un signore a piedi. chiedendo il pizzo, anche qui in India ci sono problemi di mafia, assurdo…

Il fatto che noi in Italia abbiamo gli stessi medesimi problemi mi fa pensare …
Il pensiero che assale la mia mente è semplice da comprendere, ma non facile da mettere in pratica, se riesco a vedere delle somiglianze con il mio paese vuol dire che in qualche modo tutto è collegato tutto è simile. Con l’unica differenza che se devono aiutare un paese, la maggior parte delle persone, lo fa per il proprio tornaconto e quindi aiutando quello di origine.

Ma se il segreto di tutto fosse aiutare ovunque ci si trovi il prossimo, e se in qualche modo dando agli altri, la vita ti fa ricevere quello che necessiti, potrebbe anche essere che per risolvere i problemi di un paese che non è il tuo, si vada ad innescare una catena di aiuti reciprochi, sentendoci finalmente tutti cittadini del mondo e non di una singola patria come la società ci vuole far credere…
Essendo stato in Germania da poco ho potuto vedere anche una somiglianza con un paese che non è il mio, con la differenza che loro hanno trovato il modo per risolverlo. Un problema molto importante per l’India è il riciclo e il riconoscimento di tutto ciò che è rifiuto organico o quello riciclabile, come le milioni di bottiglie di plastica sparse per tutta l’India.
Quando sono stato in Germania, ho notato in cento città, a Wudzburg, tantissima pulizia, ma alla sera, tutto si riempiva di bottiglie vuote di birra in ogni dove. Chiedendo spiegazioni alla mia amica Eva, sono arrivato alla conclusione di quanto la mentalità Tedesca sia avanzata e intelligente. Normalmente le persone lasciano le bottiglie vuote in bella vista per la città per dar modo a chi non ha un lavoro, come i barboni, di rendersi socialmente utili, con la raccolta di rifiuti riciclabili come il vetro. Le bottiglie se portate nei supermercati, dove viene fatta la raccolta per il riutilizzo dei materiali, per ogni pezzo si viene rimborsati di un tot, e quindi potersi comprare qualcosa da mangiare…

Questo metodo non solo da modo a chi non ha un lavoro di attivarsi, facendo qualcosa, ma non solo, rende tutti partecipi alla pulizia della città …
Se soltanto qualcuno applicasse lo stesso metodo/business in India, si potrebbe non solo ripulire tutta l’India, ma anche dare un lavoro a chi non ce l’ha, e rendere coscienti le persone inconsapevoli della differenza tra i vari rifiuti …

Passo un intera notte a parlare con Lolla su tutti questi miei pensieri, grazie a lei comprendo come sia semplice istruire il prossimo senza imporsi ma dando il buon esempio con l’unica cosa realmente importante della vita, l’umiltà, non dicendo nulla ma facendo e mostrando quello che per noi è corretto…

Così l’indomani finito di arrampicare mi carico il materasso d’arrampicata, vuoto al suo interno, di tutte le bottiglie o rifiuto trovato per il sentiero del rientro, svuotando il tutto nei cestini presenti al Goa Corner, normalmente sono abituato a fare la stessa cosa a casa mia quando vado in montagna …

Quando ritorno alla Guest House, decido di dare una mano per migliorare la situazione, creando piccole migliorie con quello che trovo nei pressi della mia nuova casa. Ammetto, vorrei che tutti i posti in cui vado siano in qualche modo come casa mia, perché se vedo qualcosa che non mi piace e probabile che non piaccia anche agli altri, ad esempio la mancanza di un cestino per la spazzatura probabilmente anche altre persone ne sentirebbero la mancanza quindi per aiutare non vedo perché non mettermi io in prima persona nei panni della persona ospitante suggerendo o creando quello che manca.

La vita “casualmente” mi mette nuovamente in condizione di vedere qualcosa che non va nel ristorante in cui vado a mangiare la sera. Ordino un piatto tipico Israeliano, hummus e pita, quando il cameriere mi porta la pietanza, noto come sia impossibile finire tutto l’hummus con una sola Pita, molto simile ad una piadina, così chiedo se è possibile portarne una seconda per poter finire di mangiare. Quando mi arriva il conto da pagare, trovo che la seconda pita è aggiunta come extra. Qualcosa mi dice di lasciar perdere e non lamentarmi, ma allo stesso tempo se sento che una cosa non è corretta, è corretto che faccia notare la problematica, non per risparmiare, anche perché per me 40 rupie di extra sono niente, ma la problematica continuerebbe ad esserci.

Quindi chiedo cortesemente al cameriere di chiamarmi il padrone del locale, per discutere con lui il problema. Inizialmente non vuole capire, sarà per il mio scarso inglese o perché sono un turista, ma quando finalmente comprende la problematica mi ringrazia, perché è un problema che normalmente molte altre persone hanno riscontrato.

Questo problema visto in grande scala, portava a creare non poche conseguenze, perché le persone trovandosi un extra sul conto sicuramente non sarebbero più tornate a mangiare nello stesso locale, portando la clientela altrove.

Quindi se la critica è costruttiva per migliorare la problematiche riscontrate, non vedo perché non debba essere fatta …
Alla fine il mio nuovo amico si siede vicino a me e passiamo tutta la sera a parlare delle problematiche dell’India, perché ha compreso la mia voglia di capire, per poter dare una mano…

Consiglio a Lolla, di provare un esercizio, che per me è solo il mio modo quotidiano di vivere, per vedere se anche a lei fa stare bene, come fa stare bene me. Decide di passare tutta la giornata a donarsi agli altri, parlando e aiutando chiunque, e per una volta, pensare meno a se stessi e un po di piú agli altri …

Incredibile la faccia stupita e entusiasta di Lolla la sera, sembra un’altra persona. Mi dice di aver parlato, con il Boss della Guest House, del suo problema con l’alcol e che in qualche modo abbia fatto breccia nella coscienza del bevitore incallito, che ha deciso di non bere per qualche giorno.
Sono felice che un po’ alla volta, Lolla, riesca a comprendere quello che è il mio modo operandi per vivere e che in qualche modo possa darle degli spunti per migliorasi, non che ne abbia bisogno, ma credo che tutti dobbiamo passare la vita cercando di essere delle persone migliori giorno per giorno.

Le giornate proseguono con continue emozioni che non mi danno molto tempo per scrivere facendomi comprendere che bisogna distinguere, quando è il momento per ricordare e quando è quello per vivere, tutte le occasioni che la vita ci mette davanti in modo sempre “casuale”…

Un giorno sono da solo alla Guest House, con i due proprietari.

Purtroppo constato quanto il Baba sia nuovamente ubriaco, chissà per quale motivo … Assisto in diretta ad una scena che mi ha fatto uscire un lato di me che non credevo di avere.

Il Baba aggressivo e tutto ubriaco, litiga con la moglie Shiva, prendendola per i capelli la porta in casa per riempirla di botte …

Il mio corpo quasi in automatico, scatta in piedi e corre verso la porta della casa, ancor prima che venga chiusa a chiave. Con un calcio apro la porta e con tutta la forza che ho in gola urlo “ Don’t touck the woman ” facendo scappare la povera Shiva da quella situazione pietosa …

Sicuramente mettendomi così in gioco l’ho rischiata grossa, ma mettendomi nei panni dell’altra persona, totalmente fuori di testa per l’alcol, avrei voluto pure io che qualcuno intervenisse in quella situazione, confermandomi l’idea che se trovo, che una cosa non sia corretta non vedo perché non intervenire per migliorarla …

Conosco una mattina un ragazzo di Venezia molto interessante, Gianluca, quasi identico a Nicola in mio compagno del Cammino di Santiago, con lui c’è un interessante scambio di informazioni reciproche, spero che le nostre strade si rincontreranno ancora, come spero con tutti i miei compagni di viaggio.

Decido a breve di andarmene e riprendere a viaggiare, un giorno come tanti, alle 7.00 della mattina senza salutare nessuno, perché odio gli addii, in solitaria parto verso una nuova avventura, Kodaikanal …

P.s. Grazie a tutti voi che leggete questo mio Diario di Viaggio. Se vi capitasse di riscontrare degli errori grammaticali o di forma nel testo, chiedo cortesemente di farmelo presente, purtroppo la. mia é una scrittura di getto, non rileggo mai quello che scrivo … Quindi grazie per i feedback 😉

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