Esser lontani da casa, ma sentirsi come a casa, Kodaikanal …

Mi sveglio, con l’impulso di cambiare, non che questo meraviglioso posto non abbia più niente da darmi, ma sento il vento che mi chiama, così mi carico la mia casa sulle spalle. Sono le 7.00 del mattino, non saluto nessuno e parto in solitaria.
Arrivo ad Hampi città per fermarmi a far colazione al mio solito ristorantino di famiglia, li saluto e li ringrazio.
Salgo sul primo bus in direzione Bangalore per avvicinarmi alla mia meta, Kodaikanal.

Bello come in India sia facile spostarsi, basta fermarsi in una stazione degli autobus e chiedere indicazioni ai passanti, che normalmente ne sanno una più del diavolo. Certo mai fermarsi alla prima indicazione che ti viene data, anche perché gli Indiani piuttosto di dirti che non sanno una cosa ti danno un informazione a caso, ma seguendo la mia regola di chiedere almeno a tre persone, tra cui chi si trova già sul bus, sbagliarsi è impossibile …
Sul bus, chiedo informazioni ad un ragazzo Indiano della mia età, non smettiamo più di parlare per tutto il viaggio. Trovando il canale di comunicazione giusto. Lui ha creato un’applicazione che funge da e-commerce, per distribuire dove mancano i prodotti di prima necessità nei paesi lontani dalla città. Ci fermiamo alla stazione di servizio, ed il mio nuovo amico carinissimo mi offre il pranzo, mangiamo velocissimi e risaliamo sul bus in corsa, qui non si aspetta nessuno, chi c’è c’è, chi non c’è aspetta il prossimo bus …
Con la pancia piena mi scatta un sonno incredibile, fino ad addormentarmi sulla spalla del friend, che si fa i selfie con me addormentato …


Arriviamo a Bangalore, mi accompagna fino alla stazione giusta per prendere un nuovo bus per Mysore. Vista l’ora mi consiglia di dormire in una Guest House carissima in stazione, 500 rupie per un cesso di stanza sporchissima, ma dopo breve arriva un mega temporale e capisco di aver fatto la cosa migliore. Mangio un pacchetto di simil patatine indiane per cena e mi metto a dormire, domani alle 7.00 si riparte.

Mi sveglio contento di abbandonare questo postaccio e di rimettermi in viaggio. Salgo sul nuovo bus in direzione Mysore. Il viaggio è veramente duro ma finalmente eccomi a Mysore, dove comprendo perché tutti sono così disponibili, un vecchio mi accompagna in una Guest House e riceve come ricompensa una parte del costo della camera per l’informazione. Comprendo subito di trovarmi nel posto adatto parlando con il proprietario della Guest House che mi dà molte utili informazioni come la notizia che sulla maggior parte dei quotidiani in India, viene spiegata giornalmente una posizione di yoga, “asana”, con la spiegazione dei benefici che il corpo riceve facendo quella determinata posizione, come spiega nei libri il buon vecchio Iyengar.

Questo per me è il vero significato di fare yoga, per auto curarsi e migliorare la propria consapevolezza tra corpo e mente.
Un amico del proprietario mi chiede se voglio fare un giro della città facendogli il pieno della moto 100 rupie, mi sembra un’affare visto che devo cercare qualcuno che mi aggiusti la ghiera del mio obbiettivo. Mi porta in un negozio di fotografia, che spedisce in giornata il mio obbiettivo a Bangalore e per l’indomani rientrerà come nuovo ad un prezzo persino alto, 400 rupie, per quanto avevo pagato quell’obbiettivo, 50 €, ma sento di averne bisogno …
Facciamo il giro della città, vado a visitare il “Palazzo Jaganmohan”un Museo d’Arte molto interessante, dove al suo interno fra tanti, c’è un quadro molto famoso in India, “Glow of Hope” o anche detto “Woman With the Lamp” dipinto di SL Haldankar.


Con una “scusa”, dicendo che ero uno studente, mi sono fatto scontare il prezzo dell’entrata al Museo ma al Castello del Re, non riesco a fare lo stesso e mi tocca sborsare 200 rupie, tariffa per turisti contro le 20 rupie per i locali. Penso che siano i soldi più ben spesi, vista la magnificenza di questo Castello, purtroppo non si potevano fare fotografie e quindi non ho modo di poterlo far vedere ma consiglio a tutti quelli che passeranno per Mysore di farci un giro vale veramente la pena.

All’interno del castello del Re sono presenti diciannove templi per ogni dio Induista, questo qui sotto è uno dei tanti.

Girovagando per la città mi faccio fermare ad un bazaar di pezzi di ricambio per ogni genere di mezzo di locomozione, ne rimango affascinato …

Altra cosa molto particolare è trovare ovunque in centro città, persone con la macchina da scrivere, vecchio modello, che svolgono lavori burocratici per le persone che non conoscono l’inglese. Questi vecchi lavori che da noi non si usano più mi affascinano molto come la miriade di calzolai sparsi in ogni dove nelle strade Indiane …


Torno alla Guest House e con il friend ci dividiamo il pranzo e una bottiglietta di rum da mischiare con acqua e mille chiacchiere, momento di condivisione niente male.
Sono veramente felice perché vedo che finalmente l’Inglese sta migliorando sempre di più giorno per giorno, è proprio vero viaggiare è la scuola della vita …
La sera facendo un giro per la città, osservo tutto quello che mi circonda per comprendere meglio la mentalità degli Indiani.
Qui trovo i due negozi adatti per le mie esigenze, in uno compro una matassa di filo per comporre il mio cristallo in Macramè e nel secondo prendo due led e due pile per creare la mia idea geniale …


Faccio cena per strada e mi abbuffo di cose tipiche buonissime, non bisogna mai aver paura di testare il cibo locale, basta andare dov’è pieno di gente locale. A parer mio, sconsiglio di andare locali turistici, che normalmente hanno prezzi molto alti e molto probabilmente la qualità del cibo è scarsa, perché hanno investito tutto sull’immagine accattivante del locale, sulla pubblicità e sopratutto non sanno cucinare quello che non è della loro cultura e quindi se ci si vuole immergere in una cultura e farla propria, meglio evitarli, questa non è la bibbia e io non sono Dio, semplicemente dico come la penso …

Mi innamoro perdutamente, della Royal Enfield, vorrei non so quando comprarmene una e girare per un periodo in moto, cosa che fanno molti backpackers come me ….


La mattina seguente aspetto tutta la mattina prima di avere notizie sull’obbiettivo, che alla fine mi ritorna indietro come prima, per fortuna, era un prezzo troppo caro, vorrà dire che era destino che rimanesse così, ultimamente credo molto nel destino e che tutto abbia un senso, forse quando sarà l’ora lo riuscirò ad aggiustare senza il minimo sforzo …
Carico tutto e mi rimetto in marcia verso Kodaikanal, il bus percorre posti incantevoli sulle montagne e passa per un paesino di montagna, Ooty, che ricorda molto casa mia con l’unica differenza che tutte le case sono di colori differenti.

Non so perché ma il posto non mi alletta granché così proseguo nel mio viaggio, appena salgo sul primo autobus ecco il segno che mi fa rendere conto di essere sulla strada giusta, si mette a diluviare ed io per fortuna sono al riparo …
Il tragitto è eterno ma sul bus due pallidi ragazzi mi raccontano di essere dell’Est India e vista la mia curiosità chiedo informazioni per capire se è un posto tranquillo oppure pericoloso come dicono. Scopro essere tutte dicerie e che è un posto che vale assolutamente la pena di vedere, ecco perché non voglio alcun piano per viaggiare, in questo momento tutte le mie idee si sono rivoluzionate, andrò a visitare quella parte d’India …
Arrivo abbastanza esausto in una cittadina, che però non mi dice nulla se non per i pulman locali che sono delle vere e proprie discoteche mobili con luci e addobbi incredibili e musica a palla.

Ne prendo uno per raggiungere una stazione degli autobus, è sentendo questa atmosfera non posso che mettermi a ballare sul bus con le facce sbigottite dei presenti che si mettono a ridere e a ballare con me …
Prendo l’ulteriore bus della giornata che mi lascia al 1.00 di notte in una stazione di periferia, devo ammettere il pensiero di passarci la notte un po’ mi spaventa. Visto che dovrò aspettare le 4.00 della mattina e dormire per terra in mezzo ad ogni schifo di rifiuto.

Ma quando, faccio finalmente cena e trovo il mio angolino pulito vicino ad una colonna dove poter appoggiare gli zaini, a sua volta appoggiare la mia schiena, non prima di aver acceso un incenso per scacciare le zanzare ed aver rifiutato una proposta sessuale da un vecchio schifosissimo e sdentato, ecco finalmente la paura che viene sostituita dalla tranquillità delle mie 2 ore di beato sonno.
Mi sveglio grazie ad un signore indiano, che mi avvisa di registrarmi ad un’addetto per avere il posto riservato sul bus che caso vuole non sarà riservato perché un padre di famiglia per far stare tutta la famiglia comoda e vicina mi farà spostare di posto, la cosa mi fa alterare parecchio, ma essendo stanco mi metto in un’altro posto e mi addormento quasi subito. Dormivo così bene che sembra fatto apposta, il bus si ferma e tutti scendono, facendo un fracasso esagerato, a fare colazione. Decido di scendere e fare colazione tutto addormentato, la temperatura è molto fresca e ciò mi fa molto piacere visto il caldo sofferto nell’ultimo periodo, prendo un Chai con un biscotto, quando pago con 20 rupie aspettando il resto il barista mi dice che va bene così. Ma avendo guardato gli altri indiani quanto avevano pagato gli rispondo prendendo un’altro biscotto, “My skin is white, but i’m not stupid …”, questa frase fa scassare dal ridere tutti gli altri Indiani che sapevano che mi stava cercando di fottere. Dopo qualche curva e qualche sonnellino in posizioni incredibili eccoci arrivare a Kodaikanal che è l’alba, ammetto l’alba più bella mai vista in India.

Visito il paesino in cerca di una Guest House, essendo un posto molto turistico tutti cercano di aiutarmi, o meglio di guadagnare su di me solo perché mi accompagnano in un posto, con molti fingo di non parlare inglese in modo da esser lasciato stare, ma da un’anziano signore non c’è modo di salvarsi mi costringe a seguirlo e mi porta in una prima Guest House ad un prezzo esorbitante senza esser niente di che, fino a portarmi ad una seguente che era la fine del mondo con un parco carinissimo tutto intorno, ma purtroppo è già piena, cercando un compromesso gli dico di abbassare il prezzo e di dormire nell’atrio con un’unica clausola, volevo un posto dove poter mettere le mie cose al sicuro chiudendole a chiave. Purtroppo o per fortuna non mi capisce e va su tutte le furie dicendo di andarmene urlando svegliando una coppia di francesi che dormiva in una delle stanze, che uscendo cercano di capire e spiegare a loro volta i mio punto vi vista al nevrastenico signore. Niente non capisce e mi urla di andarmene, prima di alzare definitivamente i tacchi gli dico una cosa che sentivo uscirmi da dentro, “You are induist, go to the temple”…
Mi rimetto in marcia e visito con tutti i bagagli Kodaikanal, il lago e qualcosa di incantevole ma tutte le Guest House nei dintorni, hanno un prezzo improponibile.

Molto particolare osservare i souvenir tipici Indiani, normalissimo trovare la Torre Eiffel, le Piramidi e la Statua della Libertà …

Continuo la mia ricerca fino a decidere di spostarmi definitivamente a Vatakanal ma anche qui i prezzi dei mezzi per raggiungerla sono altissimi e non ci sono bus, per 6 km decido di andarci a piedi. Sono esausto e stravolto ma al primo negozio trovo delle scatole con un mix di cioccolato di tutti i tipi, la divoro ed aspetto che il nutrimento faccia effetto, per riprendere la mia lunga marcia. Arrivo ad una chiesa cristiana mi fermo a visitarla osservando la stessa particolare abitudine del templi induisti, non si può entrare con le scarpe, come forma di rispetto, tradizione particolare e assolutamente non applicabile in Italia.

Proseguo ed ecco arrivare un segno in mio soccorso, un signore Indiano che ha una Guest House, mi chiede se voglio un passaggio in moto, la vita è incredibile basta voler veramente qualcosa ed aver la fermezza di aspettare, che tutto arriva senza muovere un dito, incredibile.
Passo il controllo di polizia, che dovrebbe controllare i traffici illeciti di droghe o altro in Vatakanal, scendiamo dalla moto e ci mettiamo a salire un sentiero su per una riva che ci porta alla Guest House.
Stupenda casetta molto basilare, fatta su un terreno di famiglia, in un contesto magnifico con vista mozzafiato sulla pianura sottostante.

La casa a tre camere una doppia dove mi stabilirò io per qualche giorno, una quadrupla vuota e un’altra quadrupla con cucina in cui stanno due fratelli ed il padre, simpaticissimi e sopratutto Spagnoli, è ora di rispolverare il mio Spagnolo …

Sono appena rientrati da una camminata con un sacco di dislivello, da li capisco subito, viste le scarpe di uno dei due figli, che anche loro sono estimatori dei trail running. Incominciamo a parlare e condividere esperienze che si mette a piovere, la temperatura è fresca quasi piacevole visto il caldo patito in altre zone dell’India. Ci andiamo a mangiare qualcosa all’unico bar di Vatakanal e compriamo, nell’unico negozio di alimentari, l’occorrente per preparare una cenetta con i fiocchi.

Essendo Italiano mi sento quasi in obbligo di preparare io la cena, essendo a base di pasta, con sugo di ceci, piselli, polpa di pomodoro e panna di cocco.

La difficoltà più grande sta nel preparare il tutto senza le pentole adeguate. Ma l’esperienze passate fanno si di trovare il modo per far tutto, come l’ultima cena fatta a Muxia quest’anno al Cammino del North di Santiago, dove capendo l’importanza di “Compartir con todo”, condividere con tutti, passando 2 settimane in una compagnia di 20 pellegrini di tutte le parti del mondo, ho preparato una cena per 15 pellegrini con due pentole e una padella da tegamino, rendendo, anche se con molte difficoltà, parecchio felici tutti e con la pancia piena cosa fondamentale …

La pasta preparata per gli spagnoli, è un successone e con l’accompagnamento di un insalata a reso tutti belli sazi. Siamo rimasti tutta la sera fuori dalla Guest House a guardare il temporale ed i fulmini sulla città a fondo valle condividendo e parlando in Spagnolo.

Il giorno dopo mi sveglio alle 5.30 per guardare fuori casa l’alba …

La giornata è scandita dai ritmi lenti e tranquilli della montagna, facendomi sentire la voglia di stare con altre persone e comunicare. Passo vicino ad un’altra Guest House e sento l’impulso di parlare con un pallido europeo ma quando scopro essere Francese e che non parla Inglese ne Spagnolo, le uniche lingue che fanno quasi parte di me, e finisco per comunicare con un’altra coppia di Francesi in spagnolo e con loro scopro che la frontiera North Est dell’India è aperta da un’anno verso in Myanmar. Questa notizia non solo mi fa drasticamente cambiare l’itinerario del viaggio in meglio rendendolo il più fluido e il più possibile percorribile senza l’ausilio di aerei, ma mi mette dentro una tale felicità che quando è il momento di salutare la coppia mi viene istintivo abbracciarli per ringraziarli con il cuore per la magnifica dritta ricevuta.
Nel frattempo arrivano alla Guest House una forsennata decina di ragazzi Indiani che vengono a festeggiare per una notte l’inizio dell’estate, osservandoli mi rendo conto di quanto nelle nuove generazioni sia quasi sparita l’essenza della cultura Indiana soppiantata da quella Occidentale del consumismo e del benessere. Questi ragazzi per un week end di festa infatti non si sono fatti mancare nulla, pulmino/discoteca privato per raggiungere Vatakanal, tutta la Guest House, a parte la mia camera, tutta per loro pagando 2.000 rupie più gli extra vari per cena e legna per accendere il fuoco ed alcool. Questo è il grande stile insegnato dall’Occidente …

Il giorno seguente mi sveglio presto per vedere l’alba, con un freddo niente male, preparo la mia casa e mi metto in marcia nel primo pomeriggio, dopo aver conosciuto una banda di Israeliani molto simpatici, sembra quasi di vedere una copia di noi Italiani, solo con una lingua differente che volendo potrebbe essere preso come un dialetto Italiano tipo il Bergamasco …

Prendo un sentiero tutto in discesa, dove un sacco di turisti Indiani, essendo Domenica, percorre per raggiungere una roccia molto particolare in mezzo alle montagne a strapiombo nel vuoto.


Proseguo questo sentiero insieme ad un gruppo di Indiani che arrivano con me ad Old Kodaikanal, un villaggio sperduto nelle montagne con questo sentiero come unica via di accesso. Inizia a piovere e qualcosa mi dice di fermarmi qui per la notte, sia per il rischio pioggia, che per la stanchezza dei mille metri di dislivello in discesa appena percorsi con il peso di tutta la mia casa sulle spalle.

Chiedo a una simpatica signora se fosse possibile passare la notte in casa sua, lei con uno scarso inglese mi dice di accomodarmi che tra breve è pronto il chai e che se voglio posso dormire e mangiare con 500 rupie, il prezzo è alto ma l’esperienza so che mi ricompenserà …
Bevuto il chai mi metto a visitare il paesino scoprendo una montagna di bambini di cui divento un’attrazione avendone visti pochissimi e anche per il mio solito vizietto di fare i palloncini modellabili a tutti i bimbi che trovo sul mio cammino. Ormai è diventata un’abitudine crearli, come regalo ai bambini che vengono a chiedermi l’elemosina, odiando profondamente il soldo, credo che questo sia il modo più corretto per renderli felici, non sapendo dare un valore ai soldi ma eseguendo solo gli ordini dei genitori.
Arrivano a vagonate non pensavo che in un villaggio così piccolo potessero esserci così tanti bambini, arrivato ad un certo punto finisco le scorte, gli uomini del villaggio stanno giocando ad un gioco tipico molto simile al bigliardo ma con delle pedine da mandare in buca a colpi di dita, il Carrom, mi invitano a giocare essendo la prima volta faccio perdere miseramente il mio compagno di squadra …

Per la cena, ceniamo tutti insieme in famiglia, dentro casa, con marito moglie e bambino dolcissimo di 2 anni con cui gioco tutta la sera. La cena è il solito piatto di riso con Masala, non so se è dovuto dall’atmosfera ma posso dire che è il più buono mai assaggiato fin ad ora …


Per la notte mettiamo delle coperte sul pavimento, dell’unica stanza diversa dalla cucina presente in questa casa, per dormire tutti e quattro insieme, che bella sensazione, Buona notte India …

La mattina mi sveglio tardi e la signora mi dice di sbrigarmi a fare colazione e mettermi in marcia che alle 9.40 passa il bus nell’unica strada che dista ancora mille metri di dislivello e non so quanti km. Mangio colazione, è la stessa della cena e mi metto in marcia. Il fresco accumulato è diventato un ricordo, abbassandomi di dislivello, il caldo diventa insopportabile anche accentuato dal peso degli zaini … Raggiungo in ritardo di 10 minuti la strada non trovando nessuno per kilometri se non piantagioni di cocco e di mango. Mi fermo all’ombra di una pianta ed aspetto non so cosa ma è meglio fermarsi visto il caldo, ecco dopo breve arrivare quello che non sapevo di aspettare, un passaggio da un furgoncino, che dopo dieci minuti di mimo, visto che l’indiano non conosceva l’Inglese, capisce e mi porta fino a dove può per poi prendere un tuk-tuk per la città più vicina.
E’ iniziato un periodo di festa, l’Holy Festival, tutta la cittadina è agghindata di addobbi e di musica che viene riprodotta dalle infinite casse sparse per le strade …
Raggiungo la stazione degli autobus chiedo e mi viene indicata la trafila di bus e di cambi da fare per raggiungere Munnar la mia prossima meta montana…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *